nella Città Metropolitana Milanese

Approvato lo scempio ambientale Ricorso e riforma

Il Consiglio Comunale è terminato con l’approvazione definitiva (10 a 9) della Variante RE3. Il privato costruttore da oggi può costruire alloggi privati in un parco pubblico. I nove consiglieri di opposizione e i numerosi cittadini intervenuti in aula consiliare hanno tentato di impedire il “via libera” definitivo all’edificazione nel parco di Via Gorizia ma il centrodestra – assottigliato per le numerose assenze – ha prevalso. I consiglieri di opposizione intervenuti hanno cercato di spiegare e convincere, anche con argomentazioni molto fondate. Sia dal punto di vista generale: manca l’interesse pubblico, c’è consumo di suolo, non si costruisce in un parco, non si può contrapporre un parco” ad un altro ma anche con  osservazioni più tecniche (pregiudiziale a procedere per non pagamento dell’Imu del costruttore; consumo di suolo reale per strada e parcheggi; mancanza di un atto sulla disponibilità del bene alla permuta..). Le risposte della maggioranza, dell’assessore delegato Bogani e anche della segretaria Bonanata (sulla disponibilità del bene) sono state evasive, inconsistenti e non corrette. Ora che lo scempio è autorizzato in maniera definitiva, ai cittadini e all’opposizione politica non resta che valutare due strade: l’esposto in Procura laddove se ne ravvisassero gli estremi e il ricorso al TAR. Quest’ultimo era già messo in conto e per questo si erano avviati incontri preliminari con uno studio legale importante di Milano.

Il dover ricorrere al TAR  mette in luce però un dato sul quale vale la pena di ragionare. Quale strumento possono usare i cittadini che ritenessero di aver subito un sopruso o una scelta sbagliata della Pubblica Amministrazione?. Qual’è il sistema dei controlli e delle verifiche (dei contrappesi) che lo stato mette a disposizione contro l’abuso dei governanti? Negli anni ’90 tutta la riforma della Pubblica amministrazione riguardante gli enti locali ( leggi Bassanini, leggi elettorali, “privatizzazione” del rapporto di pubblico impiego esternalizzazzioni, privatizzazioni..) si collocava in una cornice che potremmo definire col binomio “autonomia responsabilità”. Per questi due principi incontestabili, sul piano logico e formale, si sono però smantellati via via tutti gli istituti di controllo e di garanzia. Così è scomparso il difensore civico comunale, sono scomparsi i difensori civici provinciali, c’è stata l’abolizione dei CRC comitati regionali di controlli sugli atti,si sono limitati i poteri di controllo dei consigli comunali, c’è stata la riduzione del numero dei consiglieri..).

Dopo due decenni questi due principi “autonomia e responsabilità” si sono trasformati nel loro contrario :in “autonomia (fittizia) e irresponsabilità” degli amministratori, dei tecnici, degli atti pubblici. Così i cittadini sono rimasti soli e indifesi di fronte ai poteri, anche locali. Quindi bisognerà ripensare tutto il sistema delle autonomie e delle leggi che regolano il funzionamento degli enti locali. Da quelle dell’autonomia finanziaria (negata) a quella organizzativa (imbrigliata) a quella delle leggi elettorali dei sindaci e dei consigli. Insomma o si riprende in mano il tema della rappresentanza e della partecipazione dei cittadini o qualcuno (a destra e nel PD) ricomincerà a parlare di “non funzionamento” delle istituzioni pubbliche e proporrà una nuova riforma elettorale e/o costituzionale. Anche questa volta entreranno in campo i principi del presidenzialismo che tenterà di chiudere con l’esperienza della democrazia rappresentativa inaugurata con la Costituzione del 1948.

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