nella Città Metropolitana Milanese

Case popolari: marketing o politica?


La Regione Lombardia ha annunciato, il 5 agosto, l’ennesimo piano per le case popolari stanziando ben 23,7 milioni di euro per sostenere le famiglie indigenti e bisognose.

In realtà “si tratta di una misura temporanea di solidarietà” perché sono anni che non c’è più una vera politica attiva e strutturale di sostegno all’abitare economico.

L’annuncio è come sempre mirabolante :“La Regione Lombardia continua a essere al fianco dei più deboli mettendo a disposizione risorse importanti per sostenere le famiglie indigenti o momentaneamente bisognose di sostegno che vivono negli alloggi di edilizia pubblica”. Così ha detto Stefano Bolognini, assessore della regionale alle Politiche sociali, abitative e Disabilità, commentando il contenuto della delibera, approvata nei giorni scorsi dalla Giunta.

A ben guardare di questi 23 milioni in realtà 7.073.700 sono solo per l’Aler di Milano mentre per i comuni della Città metropolitana di Milano, che sono 133, sono stati stanziati 4.863.600 euro. Tra questi anche Paderno Dugnano potrà beneficiare di qualche aiuto. Certo meglio che niente ma nulla che assomiglia ad una presa di coscienza della realtà drammatica di migliaia di famiglie lombarde alle prese con sfratti per morosità o per pignoramento.

Due comunque sono le misure indicate,

La prima, che prevede contributi sino a 2.000 euro annui, riguarda i nuclei famigliari indigenti, cioè in condizione di povertà assoluta e di grave deprivazione materiale, che accedono per la prima volta ai Servizi abitativi pubblici (Sap) e sono in attesa di assegnazione dell’alloggio.

La seconda è rivolta alle famiglie già assegnatarie di un’abitazione di edilizia pubblica, che si trovano in una condizione di comprovata difficoltà economica e non riescono a pagare la locazione sociale. In questo caso sono previsti sino a 2.500 euro annui. I richiedenti devono possedere una certificazione Isee (Indicatore della situazione economica equivalente) inferiore ai 15.000 euro.

Il sostegno è subordinato alla stipula di un ‘Patto di servizio’, che impegna il beneficiario disoccupato e in età lavorativa “ad attivare entro tre mesi dalla firma un percorso di politica attiva del lavoro con uno degli operatori accreditati all’albo regionale dei servizi al lavoro”.

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