nella Città Metropolitana Milanese

Pastorale americana

So che quasi tutti considerano il Lamento di Portnoy come il libro più rappresentativo e provocatorio di Philip Roth. Certamente è il più noto. Per questo libro del 1969, pubblicato nel 1970 in Italia,  è diventato  famoso in tutto il mondo ed è stato consacrato come un fenomeno unico della letteratura americana contemporanea. Ciò nonostante, e nonostante la mia limitata conoscenza della letteratura america, io consiglio di leggere prima „Pastorale Americana“. Un libro che ha vinto il premio Pulitzer nel 1997. Un libro che, oltre alla appassionata vicenda umana di Seymour Levov, racconta bene dell’America moderna dagli anni 50 agli anni 80. "La storia, la storia americana, quella roba che si legge nei libri e si studia a scuola, aveva raggiunto le strade tranquille e senza traffico di Old Rimrock, nel New Jersey, [...] aveva fatto irruzione nella casa ordinata di Seymour Levov e messo tutto a soqquadro". Secondo un acuto critico letterario Philip Roth ha cantato il lato oscuro del sogno americano.(gfm)

Papa Francesco, Terra Casa Lavoro

Non sono avvezzo a tirare per la giacca e a citare frasi estrapolate dei Pontefici per giustificare posizioni politiche ma,dopo il grande ascolto che ha avuto anche a sinistra, l’enciclica di Papa Francesco ”Laudato si”, ora siamo di fronte a un nuovo piccolo fatto straordinario. Il quotidiano comunista il Manifesto veicola e propone i discorsi di Papa Francesco ai movimenti popolari. E anche stavolta si è aperto un dibattito franco e molto interessante sulle pagine del quotidiano che leggo da anni. Ha cominciato Luciana Castellina nel presentare il volumetto edito da Ponte alle Grazie e curato da Alessandro Santagata. Il 4 ottobre con un articolo da titolo “Perché sentiamo nostro il suo messaggio” Castellina si chiede:

Rivoluzione in Vaticano, dunque (e al manifesto)? No, ma per la Chiesa certamente una discontinuità forte, pratica e teorica.Il comunismo non c’entra ma il focus significante delle parole del papa ha certo a che fare con i movimenti rivoluzionari. E poi conclude Se il manifesto veicola i discorsi di papa Francesco, non è per ospitalità, o per strumentale ammiccamento. È perché questo suo messaggio lo sentiamo nostro. Utile anche ai nostri lettori. Molti generosamente impegnati nella solidarietà, e però spesso, per disillusione, ormai scettici verso la politica.

Il dibattito continua  con  un  intervento  interessante a cui rimando di Nichi Vendola il 5 ottobre: “Un profeta che non usa la fede come ammortizzatore”:

La radicalità evangelica del magistero di Papa Francesco è, in tutta evidenza, il contrario di una deriva integralistica o mistica. E, nel contempo, a differenza da ciò che lamenta l’ala tradizionalista del cattolicesimo, non ha alcuna soggezione verso le seduzioni della secolarizzazione. Le sue parole vanno diritte al cuore delle cose ed esibiscono fastidio per gli eufemismi che spesso le cose le manipolano o le anestetizzano…Quella radicalità coglie la radice dei mali del secolo e non usa la fede come «ammortizzatore sociale». Anzi. Il suo incontro con gli «ultimi» diviene scontro con i «primi», ovvero conflitto aperto con quelle gerarchie socio-economiche che presentano la diseguaglianza come natura e che, nel migliore dei casi, prevedono «politiche sociali» di contenimento neo-caritatevole della povertà.

E poi il 6 ottobre Guido Viale col suo articolo :”La terra di Bergoglio. Contro la ubris del dominio sulla natura”.