nella Città Metropolitana Milanese

Politica

Bye bye Alparone Un promemoria

 

Un promemoria per i cittadini padernesi: ricordarsi delle false promesse addirittura risalenti al primo mandato del sindaco Alparone. Cosa è stato fatto? A voi la valutazione. I primo due punti di questo manifesto del PD riguardano appunto il commercio locale. Cosa è stato fatto?

 

Manifestare non basta Comunicato stampa del PRC

Ricevo dal PRC di Paderno Dugnano il seguente comunicato stampa:

“Il 22 e 23 maggio 2018 , due giorni di iniziative intitolate “Insieme contro le Mafie”, momenti di letture e fiaccolate antimafia, il ricordo delle tante vitttime , ma di una in particolare ,Peppino Impastato di cui quest’anno ricorre il 40mo anniversario, non vi è nemmeno una piccola citazione.

Eppure non è trascorso molto tempo da quel 1 ottobre 2017, quando Giovanni Impastato , fratello di Peppino presento’ il suo libro “Oltre i cento passi” proprio a Paderno Dugnano in aula consiliare, un intenso momento che molti ricordano con estremo affetto.

Due giorni di Insieme contro le mafie dovrebbe produrre qualche cosa, almeno qualche proposta ,come il restauro della targa in P.zza Falcone e Borsellino estremamente rovinata, ma anche l’intitolazione dei giardinetti di fronte alla medesinma piazza proprio a Peppino Impastato!

Lo chiediamo a gran voce come circolo PRC A. Casaletti in nome di colui che con coraggio e le sue idee ha combattuto sino alla fine ,senza paura dicendo: La mafia uccide il silenzio pure! .PRC  A. Casaletti “

 

Il capolavoro di Renzi Dal 40 al 18%.

 

In attesa della direzione del PD sarebbe facile rispondere all’arroganza di Renzi ricordando le sue frasi sprezzanti contro Bersani dopo le elezioni del 2013: “sbagliò un rigore a porta vuota”. Ma con quel risultato (il 25% dei voti) il PD, nel frattempo scalato da Renzi e dai numerosi che subito salirono sul suo carro a Roma come a Paderno, governò 5 anni. Dal 2013 al 2018.

In quegli anni il rottamatore (di chi voleva lui), con la stampa plaudente e prona, non solo conquistava legittimamente il PD ma lo orientava “day by day” verso posizioni sempre più moderate recidendo le poche radici sociali e culturali rimaste con la sinistra riformista italiana. Nei fatti attuava gran parte delle riforme di stampo berlusconiano: job acts, “buona scuola” e riforma elettorale. Ma soprattutto tradiva il programma elettorale di Italia Bene Comune che aveva portato in Parlamento non solo un bel numero di deputati e senatori ma anche una coalizione di centrosinistra unita attorno a un programma comune di governo.

Oggi, dopo aver perso anche nel Friuli Venezia Giulia e in Molise, cosa rimane del capolavoro politico di Renzi?

Un PD al 18% isolato e all’opposizione; un centrosinistra disintegrato, un Pd diviso e un gruppo di dirigenti renziani che auspicano un governo Lega/M5S per il paese. Complimenti a Renzi e a tutti i renziani che stanno giocando al “tanto peggio tanto meglio”.

I più accorti commentatori ed osservatori sono invece ormai convinti che finchè resta Renzi e la sua politica il PD è morto. Ma dal PD non arriva nessun segnale di una qualche forma di rinsavimento politico e di una ritrovata dialettica democratica interna. Anzi proliferano le posizioni sconbussolate dei vari Orfini, Marcucci, Rosato, Faraone etc.. Nessuno che accenni ad una minima analisi degli errori commessi. Desolante.

A Cuperlo non resta che il commento dello show televisiovo del capo finto dimissionario e fermamente convinto che abbiano sbagliato gli italiani che non hanno compreso la bontà della sua politica.

Come riferisce La Repubblica del 30 aprile:Per Cuperlo c’è però un tema di fondo da affrontare: che cos’é il Pd dopo l’uscita di ieri sera di Renzi. “Ancora una volta, dopo il risultato catastrofico del 4 marzo, noi non abbiamo discusso, abbiamo operato una sostanziale rimozione di quanto è successo”. Poi attacca: “Un partito non decide la sua linea politica negli studi televisivi, convoca gli organi dirigenti. Ieri sera vedendo l’intervista dell’ex segretario ho provato un senso di dispiacere perché quella discussione avrei volto farla con lui nel luogo giusto, cioè la direzione del partito. E invece sitamo qui a commentare un’intervista attesa per ore come una finale di calcio. Così a politica si spegne, si spegne la vitalità di un partito”. E conclude: “Io vorrei capire cosa intendiamo per leader: Renzi ha fatto anche cose giuste, ma ha perso le sfide fondamentali che ha affrontato, il referendum e le politiche, portando il Pd al minimo storico. Noi perdiamo per i tuoi errori, non per le nostre critiche. Io posso aver anche sbagliato, ma tu perdi le sfide e quando un leader perde si fa da parte, come ha fatto Veltroni”.

Ha ragione Martina: “continuo a pensare che il Pd abbia innanzitutto bisogno di una vera ripartenza su basi nuove”. Ma questa ripartenza non avverrà senza rimuovere l’ostacolo R.(e la sua politica moderata).

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