nella Città Metropolitana Milanese

Da Paderno a Sesto:ricercatrici al lavoro

Mentre infuriano ancora contagio e polemiche (inutili) alcuni stanno lavorando per porre sotto controllo la situazione di emergenza sanitaria. Oltre a tutto il personale della sanità, pubblica e privata, forte è il contributo delle ricercatrici, non solo quelle dello Spallanzani. Segnalo due ricercatrici: una di Sesto San Giovanni e l’altra di Paderno Dugnano.

La prima è Adriana Albini, ricercatrice di fama internazionale, che ha pubblicato sul suo profilo facebook una dichiarazione che merita di essere ripresa:

“Di virus si muore, ebbene sì. Ce ne dimentichiamo spesso. ll cdc (center of disease control) fornisce dati di mortalità per morbillo nel 2018 di 140.000 (molti di questi bambini sotto i 5 anni), malattia peraltro completamente prevenibile con vaccino , e di 79.000 decessi per influenza con 48 milioni di persone ammalate e 959.000 ospedalizzazioni.
La reazione a questo coronavirus è assolutamente sproporzionata. E’ grave tutto ciò che sta accadendo in termini di chiusure, blocchi, panico e l’impatto che avrà sullo stato di salute economica dei piccoli lavoratori indipendenti, del terziario, di chi si occupa di accoglienza e ristorazione alla fine farà più vittime di un virus. Se tutto questa attenzione in isolamenti, blocchi e task force politico-amministrative venisse spesa in altro modo!

Ai tempi dell’AIDS molto fu investito in ricerca e da malattia mortale divenne curabile (anche se in Africa non è certo debellata). Questo coronavirus ucciderà molto di più indirettamente, per le proibizioni, le quarantene, i ghetti, i lazzaretti, causando danni alla vita delle persone, condannando a solitudine, isolamento, depressione, ostracismo, mancanza di sport, di scuola e università, di vita sociale, di anziani soli nelle RSA, di paesi recinti da mura virtuali, di forte regressione economica che pagheranno anche i più deboli. E ci si dimentica che non solo di influenza, ma di cancro o di malattie cardiovascolari si muore tanto, tanto di più. Per favore, mondo, rinsavisci. “

La seconda ricercatrice è Annalisa Bergna di Paderno Dugnano, ha 29 anni ed è nel team dell’Ospedale Sacco di Milano che ha isolato il ceppo italiano del coronavirus.
“E’ una lavoratrice precaria così come le sue colleghe Alessia Lai, 37 anni di Galatina (Le) e Arianna Gabrieli, 40 anni di Milano: guadagnano 28mila euro lordi all’anno con partita Iva, che fanno 1400 euro netti al mese, con contratto a scadenza. Lavorano insieme alla professoressa Claudia Balotta (a capo del team), al collega polacco Maciej Tarkowski (anch’egli precario) e al professore associato Gianguglielmo Zehender.

In quest’ultima settimana hanno lavorato anche 13 ore al giorno in laboratorio (ma negli altri periodi non è molto differente)

“La storia di queste ricercatrici e il loro trattamento contrattuale ed economico, sta facendo riflettere sulla poca considerazione riservata in Italia alla ricerca scientifica.” e quanto sia centrale per tutti la sanità pubblica .

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