nella Città Metropolitana Milanese

Due modeste proposte

In tempi di Coronavirus il rapporto tra cittadini e istituzioni è cambiato. Ma ora, che il Covid 19 non è ancora stato debellato e l’emergenza è fortemente ridimensionata, è tempo di tornare alle buone abitudini democratiche. Nell’emergenza è stato giusto affidarsi di più ai decisori politici, agli esecutivi, a chi ha il dovere di decidere in fretta. Ed è stato giusto limitare le critiche che potevano intralciare la efficacia di una riposta per alcuni versi imprevedibile come imprevedibile era l’emergenza da fronteggiare. E’ stato giusto a tutti i livelli.

Ma ora? Torniamo ad una dialettica più democratica. Ci sono tanti modi per concepire il rapporto tra cittadini, pubblica opinione ed istituzioni. Io ritengo che il governo non debba restare rinchiuso nelle sue mura, nelle sue logiche organizzative ma debba favorire la cittadinanza attiva. A tutti i livelli. Certo di ci sono diverse modalità (e tecniche) di concepire questo rapporto ma, in sostanza, queste si possono ridurre a poche.

L’indifferenza: non ascolto nessuno. La manipolazione: fingo di ascoltare e faccio quello che voglio interpretando a modo mio. L’ascolto: io ascolto ma non voglio vincoli e non mi impegno su nulla. La consultazione: sentire le parti interessate e contemperare le esigenze. La partecipazione: ascolto e faccio partecipare alle formazione delle decisioni. La democrazia partecipativa: la delega di quote di decisione direttamente ai cittadini. Tutte queste forme hanno un elemento costante in gioco. La cessione o meno di quote di sovranità. Tanto più ne cedi e tanto più il cittadino si sente parte e protagonista delle decisioni pubbliche.

Io temo che vada troppo di moda il tema ideologico dell’ascolto. Io ascolto e quello che succede dopo riguarda solo me. Resto io il centro del mondo.

Con questa consapevolezza faccio mie due modeste proposte che ho raccolto in questi giorni e riguardano il tema della sanità pubblica. La prima è quella di chi auspica la individuazione, tra i decisori pubblici, di una delega a competenza specifica e “politica”. Perché non individuare un assessore alla Sanità Pubblica nei diversi comuni? Delega che in questa fase potrebbe avere una grande valenza simbolica ed essere utilissima per seguire meglio questa emergenza e in particolare, da noi, il progetto della Casa della Salute. L’altra che vedo attuata a Sesto San Giovanni potrebbe essere l’adesione della nostra Città alla Rete Italiana Città Sane promossa dall’Oms. La rete è un’associazione di Comuni italiani chepromuove il ruolo e l’impegno dei Comuni italiani nelle politiche di promozione della salute a livello locale”. Appunto quello che serve oggi.

Due modeste proposte che non costano nulla. Due scelte anche simboliche e fortemente politiche che farebbero della nostra città un punto di riferimento per l’intero Nord Milano.

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