nella Città Metropolitana Milanese

Esondazione del Seveso: Calaminici risponde a Sala

Arturo Calaminici, storico esponente dell’Associazione Amici del Parco Nord che da anni si batte per una Nord Milano più vivibile e meno periferie, risponde alle osservazioni sbagliate, del sindaco Sala e dell’assessore Granelli, circa l’esondazione recente del fiume Seveso. Scrive Arturo Calaminici in un suo lungo post:

Abbiamo sempre detto che prima vengono Niguarda, Pratocentenaro e gli altri quartieri da decenni vittime delle esondazioni del Seveso, poi vengono le discussioni, le differenze e i contrasti. Qualsiasi soluzione, abbiamo più volte ribadito, pur di mettere fine alla vergogna e alla offesa delle esondazioni e degli allagamenti, ai disagi e ai danni subiti ormai da generazioni dai cittadini del Nord Milano.
Noi, quelli indicati dal sindaco di Milano come i responsabili e i colpevoli del disastro, ebbene, abbiamo un’idea diversa della sua e ci siamo permessi di dirla, di spiegarla, di batterci per essa, di esercitare il nostro diritto di critica, visto che siamo in una democrazia. Noi riteniamo il progetto di costruzione delle cinque vasche di laminazione (ora quattro: due sono state, sulla carta, unificate), per lo stoccaggio di quattro milioni e mezzo di m3 di acqua inquinata e puzzolente, dentro ai parchi regionali delle Groane e del Parco Nord, un’idea delittuosa e totalmente inaccettabile, un crudele scempio del territorio. Ma non abbiamo mai, in nessun modo, impedito che chi ha il potere e la responsabilità di provvedere e di intervenire, lo potesse fare, lo dovesse fare.

L’accusa che il sindaco rivolge a noi (e al comune di Bresso) di aver bloccato i lavori è falsa, anche se a furia di ripeterla potrà forse sembrare a lui stesso veridica. E’ falsa per diverse ragioni. La prima è che i diversi ricorsi, sia quello degli abitanti del quartiere di Bresso prospiciente l’area della vasca nel Parco Nord, che quello dell’amministrazione comunale di Bresso, non hanno il potere di bloccare nulla, il solo fatto di presentare un ricorso non produce alcun effetto fino alla sentenza del tribunale competente.

Sì, è vero, c’è stato da parte del Comune di Bresso anche un ricorso alla Presidenza del Consiglio dei ministri, che ha per qualche mese messo in mora la procedura, ma noi stiamo parlando di un ritardo che si misura in anni: il Piano delle vasche, approvato nel 2014, avrebbe dovuto realizzarsi completamente in due anni, con la costruzione di tutte le cinque vasche, e l’inizio del loro funzionamento, per la fine del 2016!

Seconda ragione per cui l’accusa del sindaco non trova riscontro nei fatti. La vasca di Lentate, a differenza di quella del Parco Nord, non ha scontato in tutto il suo iter alcuna opposizione, nessun ricorso di sorta, e neppure la più semplice critica. La popolazione di quel comune non ha sollevato problemi e l’Amministrazione comunale si è sempre dichiarata favorevole, forse anche allettata da qualche promessa di compensazione. Occorre evidenziare che la vasca di Lentate è ben più importante, ai fini del Piano, di quella di Bresso, stivando 840 mila m3 a fronte dei 250 mila di quest’ultima. Bene, questa vasca ben voluta si trova nello stesso identico stadio di evoluzione di quella, tanto avversata, di Bresso, anzi, veramente un po’ più indietro.

Come si spiega questo? Di chi è la colpa se dopo sei anni questa vasca non è stata ancora messa a gara d’appalto? E come si spiega che sulla questione più rilevante, sulla quale a parole c’è unanime concordia – Comune di Milano, Regione, Città Metropolitana, tutti i Comuni, tutte le associazioni e i comitati – cioè sulla questione della bonifica delle acque del Seveso, non si è fatto nulla? Lo si capisce che se le acque del fiume fossero decenti, anche il problema delle vasche e delle esondazioni si porrebbe in termini diversi? Lo si capisce che questa faccenda non ce la siamo inventata noi, se perfino la magistratura milanese è intervenuta sollevando il problema degli scarichi abusivi e dell’inquinamento delle acque?

L’altra notte il temporale ha prodotto allagamenti, difficoltà e disagi a Baggio, nella zona di Famagosta e d’altre parti. Colpa del Seveso? No certamente. Colpa del sistema fognario vecchio e inadeguato? Crediamo di sì. Il Comune di Milano forse dovrebbe porsi qualche domanda.
Infine, se abbiamo una colpa è quella di essere sostenitori e difensori della legge. Nel marzo 2016 la Regione Lombardia, la cui mano destra evidentemente non sa cosa fa la mano sinistra, ha varato una legge (la n. 4) che prevede, per la prevenzione del rischio idraulico, l’applicazione del principio e dei criteri dell’Invarianza idraulica. Sostanzialmente l’invarianza dice questo, invece che stivare a valle del fiume in enormi vasche (nei parchi?) acqua inquinata e sporca, si deve (la legge dice si deve!) trattenere l’acqua piovana a monte. Ormai questa è una pratica diffusa, ci sono mille modi e accorgimenti per farlo, dalla decementificazione di aree impermeabilizzate alla creazione di vasche volano diffuse, alla creazione di aree golenali dov’è possibile, ai giardini delle pioggia, all’uso di cisterne, ecc.

Allora, invece che scaricare le sue responsabilità su altri, il sindaco di Milano, che ci ha spesso citati ma mai ascoltato, si ricordi che la democrazia è partecipazione e confronto, ma anche responsabilità di chi ha il potere di decidere e governare. E le due cose non dovrebbero essere in contraddizione tra loro. Per quel che ci riguarda, siamo disponibili a cercare soluzioni, e perché no anche compromessi, per dare finalmente una risposta ai problemi dei cittadini di Niguarda, però senza crearli a quelli di Bresso e al Parco Nord”.