nella Città Metropolitana Milanese

I pesci nel Seveso?

Ho ricevuto, nei giorni scorsi, un commento di Ottorino Pagani che solo oggi riesco a pubblicare. Nel ringraziarlo, eccolo di seguito:

“Di seguito, un commento al post pubblicato ieri su questo blog: “Regione Lombardia per il Seveso”.

Per “il miglioramento delle risorse idriche e della qualità delle acque dei torrenti del bacino del Lambro-Seveso-Olona” la Regione investe “oltre 3 milioni di euro in due anni”; per la realizzazione delle vasche di laminazione delle acque inquinate del Seveso nei Comuni di Bresso, Senago, Lentate e Varedo/Paderno Dugnano la Regione prevede un investimento di circa 120 milioni di euro (di questi, circa 90 finanziati dallo Stato).

Cioè, la “politica” della Regione preferisce laminare le acque sporche realizzando vasche maleodoranti, insalubri e con altissimi costi di manutenzione, promuovendo investimenti a bassissima innovazione (prevalentemente: movimento terra…..); piuttosto di promuovere investimenti innovativi per il trattamento e la gestione delle acque reflue, e per le opere di mitigazione idraulica (“Infrastrutture blu”) indispensabili per evitare l’allagamento di Niguarda in caso di forti precipitazioni. Infatti, nella “Relazione sull’aggiornamento delle analisi idrologiche e idrauliche del torrente Seveso a supporto della predisposizione della variante al piano stralcio per l’assetto idrogeologico- Novembre 2017” pubblicato dall’Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po è indicato :

“Per il tratto del T. Seveso a valle della presa del CSNO (Canale Scolmatore di Nord Ovest, con presa a Palazzolo Milanese), siccome il solo contribuito del bacino urbano è in grado di produrre onde di piena caratterizzate da valori di portata al colmo che superano la massima capacità dell’alveo del Seveso nel tratto milanese, l’assetto di progetto previsto nell’ambito dello studio AdbPo-2004 prevedeva la necessità di intervenire sulle reti di drenaggio urbano riducendo, attraverso sistemi di laminazione posti a monte degli scaricatori in oggetto, il valore della portata entrante in Milano caratterizzata da un tempo di ritorno di 100 anni a 40 m3/s”.

Nel frattempo le informazioni in merito alla qualità delle acque del T. Seveso latitano; una buona analisi della situazione è riportata nel documento pubblicato da legambientepadernodugnano il 4 novembre 2018:  rapporto ARPA LOMBARDIA del 21/4/2016 “I pesci nel Seveso – Un segno di ripresa della qualità? Panoramica sullo stato ambientale del torrente Seveso e sulle relative pressioni.”

E’ un documento, a mio avviso, interessante e dovrebbe essere letto con attenzione; i grafici relativi a: “Il Sistema Seveso: un problema di portata”, “L’azoto ammoniacale: un indicatore dell’inquinamento organico” e “L’ossigeno disciolto: un elemento essenziale per la vita dei pesci” ci presentano una fotografia preoccupante di un torrente alimentato principalmente dalle immissioni dei depuratori di acque reflue distribuiti su tutto il suo percorso.

Bisognerebbe partire dalla fotografia aggiornata a oggi (ARPA ha un rapporto aggiornato al 2019?) per definire quali e quanti sono gli investimenti necessari per accelerare la “pulizia” delle acque del Seveso e, in parallelo, realizzare le “infrastrutture blu” di mitigazione idraulica necessarie per evitare di mandare in “fogna” le acque piovane che vanno a formare l’onda di piena del Seveso nel territorio milanese. E questo modo di procedere sarebbe coerente con quanto normato dalla stessa Regione Lombardia con la legge 12 del 2005 e ribadito con l’articolo 7 della legge 4 del 2016 per l’obbligo della pratica dell’Invarianza idraulica: cioè il principio secondo cui chi fa un intervento edilizio deve fare in modo di non scaricare a valle, cioè nelle “fogne” e quindi nel torrente, una quantità di acqua piovana maggiore rispetto a prima dell’intervento. La normativa ne disciplina, in modo più articolato, l’applicazione al tessuto urbano consolidato, alle case già costruite. infatti, lo stato di impermeabilizzazione del territorio del Nord Milano è la causa vera e prima del rischio idraulico del T. Seveso e quindi occorre “operare” evitando ulteriore consumo di suolo e con processi di deimpermiabilizzazione e di decementificazione. L’evidente contraddizione del piano delle vasche di laminazione delle acque inquinate e la normativa dell’invarianza idraulica, unitamente all’incertezza, non quantificata nelle analisi idrologiche e idrauliche pubblicate, sull’efficacia del sistema delle vasche per evitare l’esondazione del Seveso a Niguarda, dovrebbe indurre la Regione Lombardia a valutare seriamente lo scenario alternativo : spendere 120 milioni di euro per “pulire il T. Seveso” e per realizzare le indispensabili “infrastrutture blu” di mitigazione idraulica

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