nella Città Metropolitana Milanese

referendum 17 aprile

Referendum Trivelle: “qualche motivo per votare NO o non andare a votare”

Mi rendo conto di quanto possa essere facile restare impressionati da una campagna ambientalista con immagini di un gabbiano impregnato di petrolio che tenta disperatamente di aprire le ali. Ci vengono le lacrime agli occhi, oltre ad un senso di impotenza. Tanto da pensare che quello del referendum contro le trivelle potrebbe essere finalmente l’occasione per manifestare la nostra contrarietà di fronte a questi fatti. Energia Ma poiché siamo chiamati a dare un voto, sarebbe auspicabile che ognuno di noi raccogliesse tutte le informazioni possibili, ragionasse sull’argomento, per poi prendere una decisione sul voto con la propria testa. Io, che ho a cuore l’ambiente, come spero tutti, ho deciso di fare questo sforzo e di prendermi del tempo per andare oltre i luoghi comuni e cercare di informarmi in modo un po’ più approfondito, analizzandone i diversi aspetti. Ho iniziato con il ricostruire come è nata la motivazione a questo referendum: Nel Settembre del 2015,  ‘Possibile’, il movimento fondato da Giuseppe Civati, aveva promosso otto referendum, ma non è riuscito a raccogliere le 500mila firme necessarie per chiedere un referendum popolare (secondo l’articolo 75 della costituzione). Poche settimane dopo, 9 Consigli Regionali (Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise) hanno promosso sei quesiti referendari sulla ricerca e l’estrazione degli idrocarburi in Italia.
A Dicembre del 2015 il Governo ha modificato alla legge di stabilità per tenere conto delle modifiche suggerite dai quesiti referendari, e per questo la Cassazione li ha riesaminati e l’8 Gennaio 2016 ne ha dichiarato ammissibile solo uno, poiché gli altri cinque sono stati recepiti dalla legge di stabilità.
Il referendum si svolgerà Domenica 17 Aprile. In molti chiedevano di spostare il voto a giugno, in concomitanza con le elezioni amministrative in molte città, per risparmiare sull’allestimento dei seggi. Affinché il referendum sia valido deve essere raggiunto il quorum (50%) e svolgere in contemporanea amministrative e referendum avrebbe avvantaggiato i promotori del quesito referendario, aumentando la possibilità di raggiungere il quorum. Sulla base della Legge (decreto 98 del 2011), che non prevede che le elezioni possano svolgersi in concomitanza con un referendum, il Governo e il Presidente della Repubblica hanno deciso di convocare il referendum abrogativo il 17 aprile.
A valle dell’analisi fatta e che leggerete più avanti, credo che in fin dei conti il modo migliore per risparmiare era quello di evitare il referendum!
Dal punto di vista occupazionale, la vittoria del SI, con molta probabilità comporterà la perdita di migliaia di posti di lavoro, motivo che ha portato diversi sindacati a schierarsi a favore del NO. Dal punto di vista economico, la dismissione anticipata degli impianti avrà sicuramente un impatto negativo legata ai costi di ammortamento. Ma le considerazioni che mi preme maggiormente fare sono le seguenti: 1 – Lo stop che prevede il referendum riguarda per lo più il gas metano e meno il petrolio. Il petrolio estratto in Italia proviene per la maggior parte da giacimenti a terra, non a mare. Gli impianti oggetto del referendum estraggono fondamentalmente metano, che nonostante sia una fonte energetica fossile, è di gran lunga meno inquinante del petrolio e ancora per molti versi insostituibile; attualmente rappresenta circa il 25% dell’offerta energetica mondiale. Nella pagina del sito del Ministero dello Sviluppo Economico – DIREZIONE GENERALE PER LA SICUREZZA ANCHE AMBIENTALE DELLE ATTIVITÀ MINERARIE ED ENERGETICHE (DGS-UNMIG), si riporta l’elenco delle piattaforme oggetto del referendum. (sito MInistero dello Sviluppo Economico – MISE)
  • Oltre le 12 miglia sono presenti 43 strutture di cui solo 31 produttive, 1 a OLIO con 2 pozzi (Aquila), le restanti tutte a GAS.
  • Entro le 12 miglia sono attualmente presenti 92 strutture di cui 48 in produzione: 9 a OLIO e 39 a GAS.
E’ evidente che la percentuale di impianti a OLIO è in netta minoranza rispetto a quelli a GAS.
  • La vittoria del SI porterà comunque alla costruzione di altri impianti.
La costruzione di piattaforme entro le 12 miglia è vietata per legge dal 2006 (comma 17 dell’art. 6 del D.Lgs 152/06). Non ne saranno costruite di nuove, ma indipendentemente da questo referendum. Continua a leggere
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