nella Città Metropolitana Milanese

Vasche di laminazione ? Un aggiornamento

Mentre è in corso la raccolta firme contro l’edificazione di residenza privata in un parco pubblico di via Gorizia altri cittadini si chiedono se la convenzione della ex-Cascina Donzelli sarà rispettata integralmente o è già stata modificata. Insomma il territorio è al centro dell’attenzione ma anche dell’offensiva mediatica della giunta che cerca di rispondere in maniera maldestra alle 2.500 firme dei cittadini. Ma c’è un tema che è rimasto sopito grazie all’oscuramento informativo che pratica questa amministrazione comunale ed è lo stato di avanzamento delle progettate vasche di laminazione padernesi. Oggi, però, Milano Today in un articolo del giornalista Nicola Palma ci aggiorna: Eccolo di seguito ” Tra burocrazia e bonifiche il piano delle vasche anti-esondazione in ritardo di due anni Il nuovo Codice degli appalti ha allungato i tempi tecnici per l’indizione delle gare Milano 7 Novembre – 21 OTTOBRE 2014: nella sede della Corte dei Conti viene presentato il piano per imbrigliare una volta per tutte le acque del torrente Seveso. L’allora capomissione della struttura «Italia sicura» Erasmo D’Angelis, delegato del premier Matteo Renzi, snocciola cifre e scadenze per la costruzione di cinque vasche anti-esondazione (poi diventate quattro): per quella di Senago si parla di inizio lavori nel giugno successivo (cioè il 2015) e consegna un anno dopo (l’estate del 2016). Sono passati tre anni, e quel cronoprogramma è stato continuamente aggiornato al rialzo. Gli scavi sono iniziati soltanto due mesi fa, e nella migliore delle ipotesi il bacino-chiave (dovrebbe ridurre la portata del 25% in caso di piena, abbassando della metà il rischio alluvioni) sarà realtà nel prossimo autunno (con tempi di realizzazione accorciati da 15 a 10-12 mesi). Nel 2018, quindi, e non nel 2016. Due anni di ritardi. Nonostante fondi certi e progetti già finanziati in partenza. PERCHÉ? Cominciamo col dire che l’area è stata consegnata all’impresa il 28 ottobre 2016, cioè 16 mesi dopo il previsto. L’attività vera e propria, come detto, è partita soltanto a inizio autunno. Per quale motivo? Secondo i tecnici che hanno seguito l’evoluzione della vicenda sin dall’inizio, molto hanno contato le bonifiche sul sito di Senago: l’analisi del radar ha evidenziato la presenza di numerosi frammenti metallici, così si è reso necessario un profondo intervento di sbancamento per eliminare tutti i potenziali rischi derivanti da ordigni bellici sepolti sotto il terreno; e altre settimane si sono perse per recuperare in sicurezza alcuni reperti archeologici. Tutto qui? Per Senago sì, per le altre vasche no. Il piano ne prevede altre tre: una a Lentate sul Seveso, una al Parco Nord e una tra Paderno Dugnano e Varedo. I rispettivi iter procedurali sono avanzati in parallelo in questi mesi, dovendo però fare i conti con le modifiche in corso d’opera apportate alla normativa dal decreto legislativo 50 del 2016, vale a dire l’ultimo aggiornamento del Codice degli appalti: in pratica, si è creato un ulteriore passaggio burocratico tra progetto esecutivo e progetto definitivo, con inevitabili lungaggini sull’indizione delle gare d’appalto. Fatte queste premesse, al momento il piano per l’invaso di Lentate è quello che dovrebbe vedere la luce prima degli altri: si attende l’ultimo via libera prima di far partire il bando. Poi vengono le vasche del Parco Nord e di Paderno-Varedo, ancora indietro sulla tabella di marcia. Nicola Palma (Il Giorno). “
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