nella Città Metropolitana Milanese

Dopo il 4 marzo (3) Dalla critica all’azione

C’è bisogno di un pensiero “comune” che coinvolga i diversi soggetti tutti insieme e non solo una riflessione autocritica che consenta ad ognuno una confortante discussione casalinga come premessa scontata per una “comoda” ripartenza”. Insomma io credo che se manca questa consapevolezza di un destino comune per il paese e quindi anche per la sinistra e il centrosinistra, è finita. Ho sempre pensato che il successo di una parte non può essere segnato dalla sconfitta di altra parte (anche se non la mia). Ho sempre pensato che il destino delle forze di progresso è un destino “comune”, non individuale. E giammai di qualcuno a scapito di qualcun altro. Ecco perché non mi ha mai convinto la tesi della “vocazione maggioritaria” (fin dai tempi di Veltroni). Non nel senso lecito del puntare ad una maggioranza dei consensi ma nel fatto che questa convinzione nasconde il tema dell’autosufficienza, premessa dell’arroganza. Ora che molti affermano che necessita un cambiamento radicale, di una rifondazione, di una discontinuità: come fare? Se gli strumenti politici e culturali (e le risorse) che abbiamo a disposizione per un nuovo inizio sono palesemente inadeguate: che fare? Forse non dobbiamo aspettare che dall’alto qualcuno ci suggerisca come fare. Forse dobbiamo ricominciare con umiltà dal basso. Lasciare le confortanti analisi che verranno (quando?) e rimettersi a studiare, analizzare la realtà che ci circonda qui e ora, primo per capire. E poi per fare. Ma il tempo è poco e io sento l’urgenza di dire: “subito, non domani”. Lo dico con onestà: i partiti in questi anni non ci hanno aiutato a capire un mondo che cambiava. Per quanto mi riguarda né il PD, né LeU. Da una prima analisi del voto locale alla Camera si può dire che l’elettorato del M5S e del PD si travasano a vicenda. Dove il M5S è sopra la media (26,5%) il PD va sotto la sua media (22,3%) e ciò accade in 19 seggi su 44 e, a riprova, dove il PD va bene il M5S va meno bene (in 12 seggi su 44). IlM5S va particolarmente bene a Calderara, Cassina Amata e a Incirano. Il PD va meglio a Paderno, Dugnano e in alcuni seggi di Palazzolo e Cassina Amata. Il voto della Lega sembra invece omogeneo su tutto il territorio comunale mentre Fora Italia va meglio a Palazzolo e al Villaggio Ambrosiano. Detto ciò bisogna anche leggere dentro i voti dei singoli seggi e cercare di capire le sofferenze delle diverse zone e vie della nostra città. Provo ad abbozzare una prima risposta di metodo. Traducendo e semplificando (molto) il Centrosinistra e la sinistra dovrebbero concentrarsi di più su Calderara, Villaggio Ambrosiano e Incirano. Perchè a Calderara il centrosinistra e la sinistra hanno ceduto al M5S? Perché al Villaggio Ambrosiano il consenso al centrosinistra e alla sinistra è finito da tempo a Forza Italia e alla destra? E in questi due quartieri simbolo quali vie /seggi sono di particolare significato? Quali sono le forze in campo su cui fare leva? Quali problemi in particolare preoccupano i cittadini di quelle vie? E’ sufficiente la nostra lettura o bisogna ricominciare da zero? Utilizzando magari strumenti più innovativi come il metodo della “community organization” o sviluppo di comunità” o rinnovando il metodo del bilancio partecipativo o ritornando a studiare e sperimentare un metodo più scientifico come quello dell’inchiesta? Intanto il consigliere Giuranna, a nome della Lista civica Insieme per Cambiare, propone 4 tavoli tematici per disegnare la Paderno Dugnano del futuro. Bene se saranno davvero “tavoli aperti”. Forse sarebbe meglio proporre dei Forum tematici aperti non solo ai singoli ma anche ad associazioni ed eventualmente  ad altri partiti (se lo volessero). Io intanto dico che è un passo avanti, rispetto al silenzio che c’è.

2 risposte a Dopo il 4 marzo (3) Dalla critica all’azione

  • Gianfranco ti posso assicurare che i tavoli saranno aperti.
    Aperti a tutti quelli che vogliono dare il loro contributo per costruire insieme una Paderno Dugnano migliore.
    Aperti a tutti; semplici cittadini, associazioni e partiti.
    I partiti che vorranno partecipare devono però sapere che i tavoli non sono riunioni per la stesura di un programma elettorale, ma incontri per confrontarsi e sviluppare idee su come si vuole cambiare la nostra citta.
    Perché crediamo che per il momento sia importante uscire dalla logica delle appartenenze per provare a ragionare insieme, avendo in mente che il lavoro comune deve essere finalizzato a dare soluzione ai problemi concreti della città, a quelli che sono i bisogni e le esigenze delle persone che vi abitano , per il bene comune.

  • Apprezzo la tua precisazione e spero che ciò serva rendere più semplice la partecipazione di coloro che saranno interessati.