nella Città Metropolitana Milanese

Gianfranco Massetti

Sono nato a Soncino nel 1953. Laureato in Filosofia lavoro al Comune di Limbiate. Dal 1995 al 2004 sono stato vicesindaco di Paderno Dugnano e poi fino al 2009 Sindaco.

A Sesto vince il centrodestra

Di Setfano – Foggetta

Nonostante le vittorie, un pò ovunque in Italia e in Lombardia, a Sesto San Giovanni il candidato del centrosinistra non ce l’ha fatta. Di seguito il commento del blog “Dialogonews” di oggi:

“A Sesto ha votato solo il 42% degli aventi diritto. Uno smacco della democrazia partecipata, che a questo punto risulta malata. L’abbandono delle urne è la costante italiana degli ultimi anni. Vince Di Stefano con un risicato 52%. Sarà il sindaco di un quinto della popolazione. Poco, molto poco, che lo rende debole  di fronte alle sfide che interesseranno la città.

Un sindaco dimezzato, che dopo un quinquennio di potere e di propaganda continua, e di una campagna elettorale dispendiosissima e molto dura bei toni e nei contenuti, dopo essere stato costretto al ballottaggio, fa tantissima fatica per riconfermarsi.

Michele Foggetta, perde ma esce a testa alta. A lui va riconosciuto il merito di aver reso competitivo il centrosinistra allargato,  ridandogli dignità. Un voto che va letto con attenzione da ambo gli schieramenti. Sbaglierebbero i protagonisti a sottovalutare la sua disaffezione al voto. Sbaglierebbe il centrodestra ad esaltarsi e il centrosinistra ad abbattersi. La partita resta aperta.

Già dalla composizione della giunta e degli assetti istituzionali, si capirà il grado di tenuta dei vincitori che vedrà molti pretendenti della lista Di Stefano e non solo doversi accomodare in panchina. Resta aperto il nodo politico della Lega, ridimensionata e di Forza Italia, con il presidente del consiglio comunale uscente Giovanni Fiorino fortemente in bilico. 

L’ opposizione se vuole creare le condizioni per la riconquista della città, dovrà compattarsi in un progetto politico sostenuto da un’opposizione forte, costruttiva e radicata sul territorio. Il nostro auspicio è che si metta definitivamente la parola fine, a questa guerriglia politica verbale che ha caratterizzato questi ultimi anni. Sesto merita di più, molto di più. (R. R.) “

Il futuro del “Mombello”: le “sibille” erano più chiare!

Articolo di Ottorino Pagani:

“Non parliamo dell’ex manicomio più grande d’Italia, ma del tram che da oltre cento anni, in modo efficiente ed apprezzato, collega Milano a Limbiate Mombello: il suo futuro sembra dipendere da un oracolo dell’Assessora alla Mobilità del Comune di Milano. Di seguito le predizioni che hanno sollevato un vespaio di illazioni:

“Ho chiesto ai tecnici della mia direzione di confrontarsi con Atm al fine di comprendere la natura delle difficoltà legate al mantenimento della linea in esercizio fino allinizio dei lavori della nuova infrastruttura… Dal risultato di tale confronto pur essendomi impegnata ad esperire tutte le ipotesi di mantenimento della linea, ho dovuto recepire lindicazione che sottolinea limpossibilità di proseguire con lesercizio tranviario non oltre lautunno del 2022, termine che i tecnici della commissione della sicurezza dei trasporti del Ministero (Ansfisa) hanno indicato corne improrogabile”.

E in merito alla nuova infrastruttura: “Si stanno effettuandoverifiche inerenti la conferma della sostenibilità finanziaria a fronte dellaumento dei costi dei materiali, a causa della particolare congiuntura che stiamo attraversando”.

Le “sibille” erano sacerdotesse dotate di virtù profetiche, in grado di fare predizioni e fornire responsi, ma in forma oscura o ambivalente. Nel caso della predizione per il “Mombello”, a mio avviso, la forma è sia oscura che ambivalente: è oscuro e preoccupante che dopo molti anni di progettazione della nuova infrastruttura si preannunciano per l’autunno oscuri problemi di sicurezza tali da impossibilitare la continuità del centenario esercizio tranviario; è ambivalente perché è oscuro anche il futuro della nuova infrastruttura a causa di una nuova insostenibilità di questo “trasporto sostenibile” e già finanziato.

Mi è difficile capire chi può aver ispirato questa profezia, ma è facile prendere atto che, per l’ennesima volta, le istituzioni preposte alla tutela del territorio percorso dal “Mombello” sono in altre faccende affaccendate: in particolare la Città Metropolitana di Milano che dovrebbe prendersi cura, a tutela delle Aree omogenee, di questa importante infrastruttura di mobilità sostenibile.”

Ciao Olindo..


Nato nel 1941 nella bassa mantovana tra Ostiglia e Magnacavallo Olindo Foletti studia elettrotecnica a Verona. Poi immigrato a Paderno Dugnano verrà assunto all’Autobianchi di Desio come tecnico e manutentore. Sue grandi passioni, oltre alla militanza nel PCI, l’elettrotecnica, la fotografia, l’informatica e poi il modellismo navale. E’ morto il 20 giugno 2022 a Paderno Dugnano.

E’ stato il grande vecchio del PCI del Villaggio Ambrosiano. Taciturno ma non silente. Mite e determinato nel suo essere un comunista italiano. Io l’ho conosciuto tardi ma ho potuto apprezzarne le qualità umane e politiche. Per un breve periodo mi ha anche assistito come amministratore del PCI-PDS padernese. Sempre preciso e affidabile.

Di lui ricordo, oltre alla sua passione per il modellismo navale, anche la sua precisione nella elaborazione statistica dei risultati elettorali che con puntualità offriva a tutti imilitanti padernesi perché ragionassero sui quei dati che lui raccoglieva con puntualità.

Quando penso ad uomini come Olindo mi vengono subito in mente Angelo Villa, Tonino Govoni, e tanti altri di quel mondo ormai scomparso: Giuseppe Varisco, Cipriano Cortinovis, Gildo Negri,  Leonardo Troncato, Stefano Strada.

Alcuni di loro però vissero la loro appartenenza al “comunismo italiano” in maniera un po’ diversa da quella di Olindo perché vissero una funzione più politica di un partito che entrava nelle istituzioni, che vinceva o perdeva le elezioni, che governava la città. Alcuni di loro ebbero responsabilità istituzionali che contribuirono a trasformare, un po’, la loro natura mostrandone un lato più pubblico e più politico.

No uomini come Olindo mi rimandano alla memoria il “militante politico di base” per eccellenza, con la sua formazione, in parte da autodidatta. Con un’etica personale fondata sul rigore del lavoro. Quell’impegno costante, sicuro, certo, durato tutta una vita.

Uomini che mi ricordano quelli della diffusione dell’Unità la domenica, casa per casa. Quelli della sezione (la Di Vittorio) che bisognava tenere aperta, funzionante, pulita. Quelli che se ne prendevano cura perché era la loro piccola Casa del Popolo. Quelli del ciclostile. Quelli del Festival dell’Unità nei quartieri di Paderno Dugnano. Si perché molti anni fa c’erano anche le Feste dell’Unità, al Villaggio Ambrosiano. E sono sicuro che Olindo lì c’era. Sempre. Era di quelli che non mancavano mai. Ad ogni appuntamento del Partito loro c’erano. Lui c’era.

Uomini fatti di quell’impasto – di relazioni, speranze, gioie, delusioni- nel quale si intravedeva ad occhio nudo e a guardar bene, il germe di quel mondo nuovo, di una nuova umanità in costruzione; con generosità. E questo lo si vedeva nei suoi gesti in quell’intreccio di serietà, consapevolezza, comportamenti semplici e veri sui quali poi si potevano impiantare, su solide fondamenta organizzative ed umane, una costruzione nuova e ambiziosa: il sole dell’avvenire.

Non voglio essere frainteso, non è un giudizio di un ruolo o di una vicenda umana minore: quella della vita del compagno Olindo. No al contrario è la vita vera, dura, concreta dei “militanti politici di base”. I veri costruttori di quel tessuto connettivo del movimento operaio come diceva Danilo Montaldi, per usare un’espressione del bel libro che meriterebbe un’edizione locale per ognuno dei Comuni d’Italia. Un tessuto costruito di progetti e di utopia nella quale c’erano uomini così. Forti e generosi. E senza i quali nessuna avventura sociale sarebbe stata possibile. Uomini come Olindo, che oggi salutiamo, con accorata semplicità.

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