nella Città Metropolitana Milanese

Cambiare l’agenda

Cambiare l’agenda dei Comuni, anche di Paderno Dugnano

Se tutto andrà bene non lo sappiamo, ma è certo che dobbiamo già pensare a nuove priorità per il dopo. Per l’economia, per l’ambiente, per la società e per gli stili di vita personali.

I nostri valori andranno e stanno per essere ridefiniti. Non dalla nostra saggezza ma dall’epidemia. Non c’è molto tempo per farlo. Per la salute come per l’economia il tempo è adesso. Non si può scegliere tra “10 milioni di morti o 20 milioni di disoccupati”. Io non credo a queste stime allarmistiche e interessate; comunque vedremo. Gli analisti, soprattutto quelli economici, hanno sempre brillato per previsioni di parte.

Ora voglio cominciare a riflettere su di noi. Cosa significa per la politica e l’amministrazione locale, a Paderno Dugnano ai tempi del Coronavirus? Innanzitutto primo la salute. Su questo seguiamo le indicazioni del governo, della Regione Lombardia e del Comune di Paderno Dugnano. Dopo, alla “fine dell’emergenza” si potrà anche discutere di come è stata affrontata, ma non adesso. Adesso bisogna dare tutto il sostegno possibile alla sanità pubblica, all’economia delle imprese e a quella delle persone.

Sanità pubblica a Paderno Dugnano

Quanto sta succedendo non ci permette di pensare alla sanità pubblica e al progetto per il Palazzo Inam come se nulla fosse successo; come se non ci fosse (stata) l’epidemia da Covid19. Tutti i parametri vanno ridefiniti anche anche se qualcuno (li sento già) tenterà di forzare i tempi, di insistere sulla velocità della ripresa, sul “non stare a pensare troppo”. Bisogna “fare”. Questo sarà il nuovo imperativo di quanti non vogliono cambiare nulla ma solo riprendere proprio come prima per far dimenticare in fretta l’inevitabilità di una riflessione sul sistema sanitario pubblico, e lombardo in primis. Quindi cosa non ha funzionato e cosa bisogna cambiare nella sanità pubblica e cosa dobbiamo chiedere ad AST? Di sperimentare, da noi, una vera e propria Casa della Salute. Innanzitutto bisogna cambiare l’approccio: non si tratta di aggiungere o togliere servizi sanitari a quelli già esistenti nel Palazzo Inam, come forse promesso; ma di sperimentare il cambiamento del modello sanitario per Paderno Dugnano. AST deve capirlo e deve aiutarci. L’ Amministrazione Comunale deve pretenderlo. Qualche idea:

1.Ci vorrà una sanità pubblica che non lasci indifeso il nostro territorio. Per le persone, per chi lavora nelle aziende e per l’ambiente. La copertura dei servizi deve essere per 24 h. su 7 giorni. La consegna di farmaci, dei pasti, della spesa(etc.) a domicilio dovrà essere garantita, anche dopo, per tutti quelli che non si possono muovere? Una nuova mission per AGES?

2.Si dovrà ricomporre la frattura tra il sociale e il sanitario, forzando i limiti della legislazione regionale e utilizzando la sperimentazione di una Casa della Salute, che potrà essere utile anche a Regione Lombardia. Alcuni servizi sociali (SAD, assistenza fragili e disabili.) potranno essere integrati nel Palazzo Inam. Lì si dovrà implementare i servizi sanitari territoriali. E quei servizi sanitari a domicilio finalizzati anche ad evitare le spedalizzazzioni.

3.Si dovrà tornare a fare quella prevenzione che Regione Lombardia ha trascurato in questi 30 anni. L’inquinamento dell’aria, le fabbriche insalubri e a rischio, le acque del Seveso, il traffico veicolare, l’energia alternativa, la politica dei rifiuti.Che politiche preventive richiedono?

4.Questa nuova sanità pubblica locale dovrà avere anche una stretta connessione strutturale con il Comitato locale della Protezione civile. Il covid19 sarà l’ultima epidemia o la prima che vediamo?

Welfare comunitario a Paderno Dugnano

Sull’assistenza alle persone i Comuni hanno già cambiato l’agenda. Si può fare di più e imparare per il futuro. Ad esempio non si possono aspettare i tempi dei procedimenti o adottare esclusive forme on-line per aiutare le persone; forme che possono diventare escludenti. Oggi è vitale per l’emergenza ma domani lo sarà per snellire e cambiare la macchina burocratica locale. Qualche idea:

1.Servono (e serviranno) forti investimenti sull’aiuto alle persone. I contributi economici vanno raddoppiati, triplicati, quadruplicati. Servono soldi alle persone e subito. Parlo delle figure della società italiana (e padernese) che risulteranno non coperte dai provvedimenti governativi. In attesa che il governo copra e tuteli anche queste persone bisogna che i Comuni provvedano con i loro bilanci.

2.Bisognerà pensare anche a nuovi servizi pubblici. Si potrà non avere una “mensa solidale” pubblica/privata strutturale (di 40-50 coperti) per chi ne avrà bisogno? Dai senza fissa dimora agli indigenti più sfortunati? Perché non utilizzare i centri anziani già dotati di cucina? Si potrà non avere un mini dormitorio di una qualche decina di posti per i senza fissa dimora e per gli sfrattati? Perché non pensare a recuperare la palazzina uffici dentro l’area Breter o ai nuovi piani attuativi come Re3 e R11?

3.La violenza domestica purtroppo non cesserà. Anzi ci sono segnali che stia aumentando. In questa fase come si può intervenire? Se anche in tempi normali è difficile trovare un alloggio e un lavoro per una persona senza reddito che si deve allontanare dalla famiglia di origine? Anche qui gli investimenti e egli strumenti di intervento devono e dovranno cambiare. Serviranno idee ma anche risorse, anche dei Comuni.

4.E i carcerati, i senza tetto, gli immigrati irregolari? Come aiutarli nell’emergenza? Come dare loro una soluzione di vita e di futuro? Anche qui dovremo investire diversamente e cambiare le regole e gli strumenti dell’agire amministrativo.