nella Città Metropolitana Milanese

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“Sinistra per Paderno” aderisce alla manifestazione di Milano

La Lista Sinistra per Paderno Dugnano aderisce alla piattaforma del Coordinamento lombardo per il diritto alla salute che stamattina manifesta a Milano per una sanità pubblica e per cambiare la l.r.23 (riforma Maroni) che ha stravolto la sanità pubblica, impoverito la sanità territoriale e favorito il privato. Di seguito la piattaforma a cui hanno aderito centinaia di associazioni e realtà lombarde.

“Proposte per una piattaforma alternativa alla politica sanitaria del centrodestra in Lombardia

1. Una nuova legge sanitaria regionale deve garantire il fondamentale diritto alla salute previsto dall’art.32 della Costituzione e collocarsi nel quadro dei principi contenuti negli articoli 1 e 2 della legge 833/78 che ha istituito il Servizio Sanitario Nazionale.

2. In primo luogo ciò richiede un forte governo pubblico del servizio sanitario   regionale, tanto più necessario in Lombardia, vista la presenza massiccia del settore privato, che intercetta il 35% dei finanziamenti regionali per le attività ospedaliere e oltre il 40% per la specialistica ambulatoriale.

3. È necessario partire da una programmazione socio-sanitaria a livello regionale e territoriale, con la definizione di obiettivi in relazione all’analisi dei bisogni di salute sulla base dei dati epidemiologici e delle determinanti sociali di salute, che si traduca in un Piano Socio-Sanitario Regionale (PSSR) vincolante anche per la ripartizione delle risorse finanziarie tra i territori.

4. L’accreditamento e l’autorizzazione delle strutture pubbliche e private devono essere rilasciati in base a criteri legati ai fabbisogni di assistenza definiti dalla programmazione socio-sanitaria.

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“Piazze piene e urne vuote”

Articolo di Ottorino Pagani:

“Il teatrino mediatico che riempie la nostra quotidianità tende a inglobare la “politica” in discussioni artificiali e “spettacoli” che riempiono ogni tanto le piazze, ma lasciano, ad ogni

elezione, le urne elettorali sempre più vuote. Mi riferisco alle manifestazioni documentate dai vari media in concomitanza con le recenti elezioni amministrative che hanno visto un’ affluenza molto bassa, circa 53% al primo turno e 44% al ballottaggio.

Da un lato, grazie al contributo dei grandi mezzi di comunicazione, la “politica” sembra mobilitare le piazze e le masse, d’altro lato influenza sempre meno, concretamente e formalmente, lo sviluppo di un “benessere” e di una società più equa. La propaganda mediatica, con una eccessiva semplificazione dei problemi e il ricorso a espedienti retorici che si rivolgono alla pancia più che alla testa, coltiva un’indifferenza sempre più diffusa, anche tra i pochi “praticanti”, che allontana la gente dalla partecipazione alla vita comunitaria e a qualunque acquisizione di responsabilità sociale, compreso l’esercizio del diritto di voto.

Se prendiamo atto che in Italia si registra la più elevata concentrazione della proprietà dei mass media, che il cittadino medio trascorre davanti alla televisione più ore e legge meno libri di tutti i suoi pari europei, diventa difficile immaginare come possiamo invertire questa tendenza che sta costruendo un solco preoccupante tra cittadini e democrazia.

Anche la “politica” locale non fa niente per “curare” la partecipazione dei cittadini: non votare alle elezioni comunali significa semplicemente essere disinteressati non rispetto ai grandi programmi nazionali distanti dalla nostra quotidianità, ma anche al piano urbanistico del luogo in cui si vive, al trasporto pubblico che consente di andare o meno al lavoro, alla retta degli asili nido, ai costi della TARI, ai presidi territoriali socio sanitari pubblici, allo stato di inquinamento del territorio; cioè, a una dimensione che riguarda direttamente la vita di ogni giorno delle persone.

“Partecipazione” non è uno slogan è un progetto impegnativo in bilico tra la manipolazione del consenso e la tutela di interessi privati; il “Dibattito pubblico” deve coinvolgere la cittadinanza nelle scelte di fondo e non nella coreografia delle opere pubbliche, la “politica” deve confrontarsi direttamente sui temi concreti e ripudiare i prezzolati imbonitori che allontanano le “gente” dall’approfondimento e dalla necessaria riflessione. Questo dovrebbe essere l’obiettivo più importante dei “praticanti”, coscienti che si possono cambiare le cose partendo dal locale, dal proprio territorio.”

Casa della Salute?: Il PD (di Sesto) chiede un consiglio comunale aperto.

“Riceviamo e pubblichiamo:

La salute a Sesto deve essere di casa! Regione Lombardia, su input del Governo, ha mappato gli stabili che potranno diventare case di comunità od ospedali di comunità, due forme di presidio sanitario territoriale previste dal PNRR e che sono la principale risposta nazionale alle mancanze e debolezze dimostrate dal sistema sanitario durante la fase più critica della pandemia.

Nonostante l’importanza della nostra città per l’area metropolitana, ed in particolare per il Nord Milano, Regione non ha identificato nessuno spazio adeguato alla costruzione di un presidio territoriale. Vogliamo dirlo con chiarezza: la salute deve avere una casa a Sesto San Giovanni e se la giunta Fontana non conosce le possibilità della nostra città è compito del Sindaco portare avanti questa battaglia e far sì che la voce dei sestesi sia ascoltata.

Come Partito Democratico di Sesto San Giovanni abbiamo già identificato e indicato uno spazio adeguato nel quartiere di Cascina Gatti, una proposta che la destra ha sul tavolo da oltre un anno ma che si rifiuta di ascoltare. Per questo, abbiamo presentato una mozione per chiedere la convocazione urgente di un Consiglio comunale aperto: Sesto non può permettersi di perdere questa opportunità e la giunta ha il dovere di dare voce alle opposizioni e ai cittadini. (Partito Democratico Sesto S. Giovanni) “

Qualcuno si muove.

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