nella Città Metropolitana Milanese

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Energia & rifiuti

Articolo di Ottorino Pagani:

Nel post “Quale transizione ecologica?” pubblicato su questo blog il 23 settembre 2021 si richiamavano alcune prese di posizione del “Position paper” realizzato dalla Società A2A in collaborazione con Ambrosetti – The European House dal titolo “Da Nimby a Pimby: economia circolare come volano della transizione ecologica e sostenibile del paese e dei sui territori”; di seguito vorrei fare il contraltare alla “position”, già precedentemente evidenziata: “A tale proposito saranno fondamentali gli sviluppi del regolamento sulla tassonomia delle attività eco-compatibili delineato dal parlamento Europeo con lo scopo di indirizzare gli investimenti del settore”.

Sembra esserci una questione di linguaggio: l’economia circolare si occupa di come salvaguardare il più a lungo possibile il valore dei prodotti, dei materiali e delle risorse e di ridurre al minimo la produzione dei rifiuti, mi sembra un’indicazione chiara; e allora, perché i blasonati “think tank” aspettano delucidazioni sulla tassonomia delle attività eco-compatibili da parte dell’Unione Europea?

Il “Position paper” riporta anche un’analisi sulla situazione attuale del livello di circolarità dei materiali che compongono i rifiuti in Italia, indica precisamente:

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Maurice Cerasi, architetto

Dopo la conferenza di Dario Sironi alla Biblioteca Tilane del 2 ottobre, abbiamo chiesto un ricordo di Maurice Cerasi all’arch. Patrizia Borghi, a lungo dirigente del Comune di Paderno Dugnano, che lo ha conosciuto personalmente e con cui ha avuto modo di collaborare professionalmente. Di seguito il suo commento:

CERASI ARCHITETTO

Parlare dell’arch. Maurice Munir Cerasi è molto difficile perché è una figura poliedrica molto complessa .

E’ stato professore al Politecnico di Milano e a Genova, architetto, urbanista, storico, scrittore, intellettuale, accademico , artista, e soprattutto uomo. Di lui hanno scritto ricordando le sue qualità amici ,conoscenti e famigliari alla sua scomparsa nell’ottobre 2015

Vorrei ora ricordarlo come uomo che con semplicità coglieva i molteplici aspetti  della natura umana per creare quegli spazi collettivi che sono apprezzati e fruiti ancora oggi .

Per avvicinarsi alla sua figura occorre leggere il suo testo” La lettura dell’ambiente”, testo universitario che ha avuto più edizioni di cui l’ultima, a me nota, nel settembre 1973 in cui tratta gli aspetti culturali, architettonici, urbani con riferimento all’ambiente.

Ho avuto il grande privilegio di lavorare con lui per due anni ,appena laureata, al comune di Paderno Dugnano. Cerasi assessore all’ urbanistica e lavori pubblici io responsabile del settore lavori pubblici urbanistica edilizia privata primo laureato assunto nella struttura comunale, architetto ,donna, neolaureata.

Non aveva esitato però a darmi la direzione dell’ufficio del Piano per lo studio del nuovo Piano Regolatore Generale e la predisposizione del Programma di attuazione dello stesso Piano Regolatore.

Mi ricordava spesso di non demolire mai quello che viene costruito per errore senza dolo , ma di modificare il progetto esecutivo quanto necessario per correggere l’errore, inserendo anche elementi di verde (piante) per migliorare l’ambiente. Era molto attento a non sprecare a conservare e recuperare il patrimonio edilizio per la memoria futura. Così si crea la storia.

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I salari? possono attendere

i dati OCSE sui salari dal 1990 al 2200

Luca Piana, capo servizio Finanza presso il quotidiano la Repubblica, ha pubblicato ieri un lungo articolo dal titolo:”Il tarlo che divora gli stipendi. In Italia sono più bassi del 1990”. Espone in maniera puntuale i dati dell’OCSE ma non ne trae le conseguenze logiche che pure indirettamnete denuncia.

Qual’è questo tarlo?

Per Piana i salari non sono cresciuti perché non è cresciuta la produttività. Ma di chi è la responsabilità di questa bassa produttività?:” la produttività è determinata da tutti i fattori che possono contribuire alla crescita, agli investimenti in capitale umano, in tecnologia, la dimensione delle imprese, l’apertura dei mercati, l’efficienza della burocrazia”. Quindi dell’impresa e non dei lavoratori? Questo Piana non lo può dire.

Ma quali fattori, dagli anni 1990 al 2020 hanno aumentato le diseguaglianze e determinato l’impoverimento della classe operaia? Secondo lo stesso Piana: l’abolizione della scala mobile del 1992 e l’aumento delle esternalizzazioni in appalto a cooperative (finte)soprattutto dal 2008. Quindi avevano ragione i sindacati e i lavoratori ad opporsi a questi due fenomeni e non la Confindustria?

L’impudenza di Piana è totale. Sul taglio della scala mobile afferma senza commento: ”Passati i trent’anni gli indubbi meriti di quell’accordo sono ormai scoloriti nella memoria”. Anche la diminuzione dei salari è stato indubbio, e i lavoratori se lo ricordano ancora!

Sulle esternalizzazioni registra il fenomeno senza una critica e un accenno alle diseguaglianze: “in altri casi sono stati sottoscritti accordi a condizioni largamente peggiorative, che incidono sull’andamento dei salari, soprattutto nei servizi affidati a cooperative e appaltatori esterni”.

E poi serafico” E’ qui che è stato scaricato il recupero della produttività che alcune aziende non riuscivano a conservare altrove”. Quindi? Adesso che strada si deve intraprendere?

Forse quella di ridiscutere questi due dogmi dell’Impresa e puntare sui salari e sul lavoro diretto? No.

La Repubblica ci offre la ricetta dell’economista Claudio Lucifora che indica i contenuti di un nuovo patto sociale. “Ecco lo scambio potrebbe spingere le imprese a puntare su occupazione, miglioramento delle condizioni di lavoro, riduzione dei contratti a termine e migliori opportunità per donne e giovani, offrendo in cambio la possibilità di rinviare a un secondo momento le richieste di aumento salariale”. Evidentemente una ricetta nuova.

E “Repubblica” non fa un plissè, sposando senza riserve l’ideologia padronale.

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