nella Città Metropolitana Milanese

Ciao Olindo..


Nato nel 1941 nella bassa mantovana tra Ostiglia e Magnacavallo Olindo Foletti studia elettrotecnica a Verona. Poi immigrato a Paderno Dugnano verrà assunto all’Autobianchi di Desio come tecnico e manutentore. Sue grandi passioni, oltre alla militanza nel PCI, l’elettrotecnica, la fotografia, l’informatica e poi il modellismo navale. E’ morto il 20 giugno 2022 a Paderno Dugnano.

E’ stato il grande vecchio del PCI del Villaggio Ambrosiano. Taciturno ma non silente. Mite e determinato nel suo essere un comunista italiano. Io l’ho conosciuto tardi ma ho potuto apprezzarne le qualità umane e politiche. Per un breve periodo mi ha anche assistito come amministratore del PCI-PDS padernese. Sempre preciso e affidabile.

Di lui ricordo, oltre alla sua passione per il modellismo navale, anche la sua precisione nella elaborazione statistica dei risultati elettorali che con puntualità offriva a tutti imilitanti padernesi perché ragionassero sui quei dati che lui raccoglieva con puntualità.

Quando penso ad uomini come Olindo mi vengono subito in mente Angelo Villa, Tonino Govoni, e tanti altri di quel mondo ormai scomparso: Giuseppe Varisco, Cipriano Cortinovis, Gildo Negri,  Leonardo Troncato, Stefano Strada.

Alcuni di loro però vissero la loro appartenenza al “comunismo italiano” in maniera un po’ diversa da quella di Olindo perché vissero una funzione più politica di un partito che entrava nelle istituzioni, che vinceva o perdeva le elezioni, che governava la città. Alcuni di loro ebbero responsabilità istituzionali che contribuirono a trasformare, un po’, la loro natura mostrandone un lato più pubblico e più politico.

No uomini come Olindo mi rimandano alla memoria il “militante politico di base” per eccellenza, con la sua formazione, in parte da autodidatta. Con un’etica personale fondata sul rigore del lavoro. Quell’impegno costante, sicuro, certo, durato tutta una vita.

Uomini che mi ricordano quelli della diffusione dell’Unità la domenica, casa per casa. Quelli della sezione (la Di Vittorio) che bisognava tenere aperta, funzionante, pulita. Quelli che se ne prendevano cura perché era la loro piccola Casa del Popolo. Quelli del ciclostile. Quelli del Festival dell’Unità nei quartieri di Paderno Dugnano. Si perché molti anni fa c’erano anche le Feste dell’Unità, al Villaggio Ambrosiano. E sono sicuro che Olindo lì c’era. Sempre. Era di quelli che non mancavano mai. Ad ogni appuntamento del Partito loro c’erano. Lui c’era.

Uomini fatti di quell’impasto – di relazioni, speranze, gioie, delusioni- nel quale si intravedeva ad occhio nudo e a guardar bene, il germe di quel mondo nuovo, di una nuova umanità in costruzione; con generosità. E questo lo si vedeva nei suoi gesti in quell’intreccio di serietà, consapevolezza, comportamenti semplici e veri sui quali poi si potevano impiantare, su solide fondamenta organizzative ed umane, una costruzione nuova e ambiziosa: il sole dell’avvenire.

Non voglio essere frainteso, non è un giudizio di un ruolo o di una vicenda umana minore: quella della vita del compagno Olindo. No al contrario è la vita vera, dura, concreta dei “militanti politici di base”. I veri costruttori di quel tessuto connettivo del movimento operaio come diceva Danilo Montaldi, per usare un’espressione del bel libro che meriterebbe un’edizione locale per ognuno dei Comuni d’Italia. Un tessuto costruito di progetti e di utopia nella quale c’erano uomini così. Forti e generosi. E senza i quali nessuna avventura sociale sarebbe stata possibile. Uomini come Olindo, che oggi salutiamo, con accorata semplicità.

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