nella Città Metropolitana Milanese

Energia & rifiuti

Articolo di Ottorino Pagani:

Nel post “Quale transizione ecologica?” pubblicato su questo blog il 23 settembre 2021 si richiamavano alcune prese di posizione del “Position paper” realizzato dalla Società A2A in collaborazione con Ambrosetti – The European House dal titolo “Da Nimby a Pimby: economia circolare come volano della transizione ecologica e sostenibile del paese e dei sui territori”; di seguito vorrei fare il contraltare alla “position”, già precedentemente evidenziata: “A tale proposito saranno fondamentali gli sviluppi del regolamento sulla tassonomia delle attività eco-compatibili delineato dal parlamento Europeo con lo scopo di indirizzare gli investimenti del settore”.

Sembra esserci una questione di linguaggio: l’economia circolare si occupa di come salvaguardare il più a lungo possibile il valore dei prodotti, dei materiali e delle risorse e di ridurre al minimo la produzione dei rifiuti, mi sembra un’indicazione chiara; e allora, perché i blasonati “think tank” aspettano delucidazioni sulla tassonomia delle attività eco-compatibili da parte dell’Unione Europea?

Il “Position paper” riporta anche un’analisi sulla situazione attuale del livello di circolarità dei materiali che compongono i rifiuti in Italia, indica precisamente:

Rifiuti urbani prodotti in Italia: 30 milioni di tonnellate anno (2019), dei quali:

  • Recupero materia = 51% – Recupero energia = 20% – Discarica = 21% – Altro = 6%” –   Esportazioni = 2%”

Quindi la circolarità dei rifiuti in Italia è del 51%, il resto dei materiali che compongono i rifiuti viene distrutto: sia quelli inviati in discarica (prevalentemente al Sud) che quelli inviati ai termo-valorizzatori (prevalentemente al Nord e soprattutto in Lombardia, come documentato nella mappa della figura sopra riportata); viene distrutta anche una parte dei rifiuti raccolti differenziati, ad esempio, il “Position paper” indica che: gli imballaggi in plastica rappresentano il 94% del totale della plastica raccolta … di questi, il 55% è riciclato, il 38% destinato al recupero di energia e il rimanente 7% conferito in discarica. E i rifiuti distrutti nei giorni scorsi nell’incendio presso la ex Snia di Varedo probabilmente vanno a realizzare il 6% indicato nella classificazione di A2A & Ambrosetti  come “Altro”.

Ma in questo contesto: non è che la “nuova tassonomia” servirà per “fare il gioco delle tre carte” e indicare che anche l’energia recuperata è eco-compatibile? per poter dire che in Italia la circolarità dei rifiuti è del 71%, con possibilità di crescere al 92% se grazie ai soldi dei cittadini europei saranno installati al Sud tanti nuovi termo-valorizzatori e che, di conseguenza, crescerà il fatturato di A2A e il nostro PIL?

La circolarità cerca di salvaguardare le risorse del pianeta per le generazioni future ed è un caposaldo dei vari PNRR che, oltre alla “Resilienza” al cambiamento climatico in corso, dovrebbero permetterci di affrontare la “Ripresa” nel post pandemia anche per migliorare la prevenzione della salute pubblica, e confrontando la mappa di diffusione del Coronavirus in Italia con quella degli impianti di termo-valorizzazione, si nota una inquietante correlazione …: forse non è più il momento di “fare il gioco delle tre carte”, ma di impegnarci seriamente per una vera economia circolare.

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