nella Città Metropolitana Milanese

Il nucleare è verde?

Articolo di Ottorino Pagani:

“Nucleare: no grazie…..

In attesa del pronunciamento della Commissione Europea sulla “tassonomia verde”, mentre il nostro Ministro della Transizione Ecologica auspica per la nuova semantica che il colore “giallo-nero”, a partire dal 2022, si chiamerà “verde” e con questo “stratagemma linguistico” le centrali nucleari saranno finanziabili attraverso il PNRR, Milena Gabanelli, nel DataRoom del 20 dicembre 2021, ha ben documentato che in Italia non sappiamo neppure gestire i rifiuti radioattivi prodotti dalle centrali dismesse. Di seguito alcuni stralci ripresi dal sito: dataroom@corriere.it:

“Nucleare: la Sogin doveva smantellare le centrali, ma dopo 21 anni i rifiuti radioattivi sono ancora lì. Nemmeno con la Salerno-Reggio Calabria si era arrivati a tanto ……. Il caso in questione ha un’aggravante pericolosa: si tratta di scorie e rifiuti nucleari. È il 1987 e con un referendum popolare l’Italia chiude le centrali nucleari. Nel 1999 nasce la Società di Stato «Sogin», incaricata di chiudere il ciclo delle centrali di Caorso, Trino Vercellese, Garigliano, Latina.

I decreti Bersani (2001) e Marzano (2004) definiscono la tabella di marcia: entro il 2014 Sogin deve mettere in sicurezza i rifiuti nucleari di tutti gli impianti, inclusi quelli dell’ex-Enea, ed entro il 2019 smantellare le centrali. …. I costi previsti per l’intera operazione ammontano a 3,7 miliardi di euro, caricati sulla bolletta elettrica secondo un sistema regolatorio fissato dall’Autorità per l’Energia (Arera) nella voce «oneri di sistema» ….. I primi dieci anni passano a definire gli interventi per la disattivazione delle centrali, la sistemazione del combustibile irraggiato, … ecc. In breve: inerzia ..… Il costo totale sale a 5,71 miliardi e la fine lavori spostata al 2025 …. A novembre 2017 …… il costo totale sale a 7,25 miliardi di euro e la fine lavori spostata al 2036. ….. Nel 2019 ….. Sogin presenta il nuovo piano: il costo totale cresce a 7,9 miliardi. E di nuovo viene annunciata l’imminente accelerazione ……. anche nel primo trimestre 2021 le attività eseguite sono state 6 volte inferiori a quelle del trimestre precedente, come accade da almeno un decennio.

La priorità assoluta è la messa in sicurezza dei rifiuti liquidi a Saluggia e la messa a secco del combustibile di Rotondella. ……., a luglio 2020, viene bandita una gara. A settembre, pochi minuti prima della scadenza dei termini, presenta un’offerta un solo raggruppamento di imprese composto da … aziende medio piccole, senza alcuna esperienza nucleare né di grandi impianti. A maggio 2021 incassano un anticipo di 30 milioni. A oggi sono state istallate la gru e le baracche di cantiere. Come risulta da ispezione Isin, su 6,9 milioni di euro di attività programmate per il 2021 al 30 novembre ne erano state eseguite per 400 mila euro. Nell’impianto di Saluggia ci sono 270 mila litri di rifiuti radioattivi liquidi e acidi, stoccati in serbatoi di acciaio costruiti negli anni ‘60. Sullo stato di conservazione non è dato sapere, perché inaccessibili a causa dell’alta radioattività. Nel ‘77 la licenza di esercizio rilasciata ai gestori dell’impianto aveva questa prescrizione: i rifiuti liquidi vanno solidificati entro 5 anni. Ne sono passati 40 e sono ancora lì. Caso unico al mondo.….Come risulta dalle delibere Arera, alla fine del 2020 Sogin è già costata 4 miliardi di euro, di cui 2,2 miliardi sono serviti a pagare gli stipendi del personale (lievitato da 650 a 1.100 unità), le auto di alta gamma e altri benefit e bonus agli oltre trenta dirigenti. Lavori eseguiti in 20 anni: circa il 30%. Il condizionamento dei più pericolosi rifiuti radioattivi pregressi non è neppure iniziato, e lo smantellamento delle «isole nucleari» (Trino, Caorso, Latina, Garigliano) nemmeno del tutto progettato….. L’Autorità per l’Energia ha sempre pagato a piè di lista, senza applicare le penalità previste quando non si raggiungono gli obiettivi. Solo quest’anno ha introdotto un nuovo quadro regolatorio. Non ha mai vigilato l’azionista, cioè il Mef, né il ministero dello Sviluppo Economico, né il ministero dell’Ambiente….. Solo a Saluggia, ricordiamo, è stoccata il 75% di tutta la radioattività presente sul territorio nazionale. E la messa in sicurezza è stata assegnata a un gruppo di imprese di manutenzione e pulizie! Il sito è a 60 metri dal fiume Dora Baltea e sopra la falda dell’acquedotto del Monferrato. Dopo l’alluvione del 2000, Carlo Rubbia, allora presidente dell’Enea, proprietaria del sito, recapitò al governo uno studio (qui la lettera originale di Rubbia): «lo sversamento di una parte di quei liquidi renderebbe necessaria l’evacuazione delle sponde del Po fino al delta, e terreni e falde adiacenti inutilizzabili per decenni». Con quale giustificazione si prende ancora tempo?”.

Nel frattempo: la Germania spegne tre delle ultime sei centrali nucleari e l’On. Salvini proclama: “La LEGA è pronta a raccogliere firme per un nuovo referendum che porti il nostro Paese in un futuro energetico indipendente, sicuro e pulito”, ma probabilmente si è confuso: per il fotovoltaico, per l’eolico, per l’ idroelettrico non serve alcun referendum ….

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