nella Città Metropolitana Milanese

Jeremy Corbyn Il dibattito nella sinistra

Jeremy CorbynIl dibattito nella sinistra italiana prosegue, faticosamente. L’annuncio dell’iniziativa della Sinistra DEM, a Milano il 18 settembre con “prove tecniche di centrosinistra, la proposta di SEL e di Civati in ottobre e il dibattito “più colto” in corso sul Manifesto. Quest’ultimo è rappresentato da uno Spock che annuncia” c’è vita a sinistra”, richiamando ironicamente la distanza stellare dell’obiettivo e la difficoltà sovraumana della ricerca. E’ comunque impensabile riflettere senza guardare a ciò che succede in giro per il mondo. Dopo Podemos e Syriza oggi si guarda, almeno sulla stampa, al caso di Jeremy Corbyn. Per capirne di più ho confrontato le opinioni di alcuni giornali italiani. Cominciamo con la ultra renziana “Unità” (17 agosto) che dopo aver ripreso più volte i moniti di Tony Blair, da spazio a Dario Parrini, deputato del PD e segretario regionale della Toscana. Questi riprende pedissequamente le opinioni di Blair: Corbyn è “l’avversario che i conservatori sognano” e sarà destinato alla sconfitta prima delle politiche del 2020.” Ma come mai-si chiede il deputato- il 50% degli elettori del Labour sembra volerlo favorito alle primarie del 12 settembre? E’ ”il desiderio regressivo di limitarsi alla testimonianza e all’opposizione” e” il riaffermarsi all’interno della parte più attiva del Labour del purismo minoritarista e del rifiuto di assumersi responsabilità di governo”, conferma sicuro e inossidabile. Tutto qui, tutto semplice. Che in tutta Europa si discuta di quali politiche riformiste possano rilanciare un modello sociale europeo in crisi e come la sinistra si interroghi sulle politiche di austerità-dopo la Grecia e le difficoltà del governo Hollande- non importa. L’importante è un candidato con il carisma, che possa vincere, per fare cosa? Si vedrà. Che le domande di Corbyn siano imbarazzanti anche per la sinistra italiana non toccano il deputato. Ma perché non farsele? Secondo “Repubblica”, E. Franceschini del 14 agosto, “era lecito immaginarsi che il partito laburista, dopo aver perso due lezioni consecutive, con Brown nel 2010 e con Milliband nel 2015, su posizioni più a sinistra del blairismo, tornasse a una linea più moderata per cercare di vincere alla prossima occasione”. Invece no. Come mai? Secondo il Guardian Corbyn “parla come un essere umano di problemi reali” e secondo l’economista Stiglitz “ovunque la gente è stanca di partiti di centrosinistra che fanno una politica appena meno liberista di quella conservatrice”. Sullo stesso giornale J.Lloyd, anch’egli preoccupato della possibile sconfitta del Laborur con un candidato dichiaratamente marxista, si fa delle domande impegnative: ”nelle economie occidentali la gente è angosciata da una profonda sperequazione, dalla paura del terrorismo, dal cambiamento del clima e dalla disoccupazione e il tutto è esasperato come non mai dalla crisi della zona euro. A sinistra molti credono che i precedenti governi laburisti abbiano fatto troppo poco per porre rimedio a questi mali”. E più avanti” la socialdemocrazia necessita al più presto non soltanto di un leader (sic!) ma soprattutto di ispirazione. I temi della giustizia, dell’eguaglianza, del decoro pubblico devono incarnarsi in un paladino che sia schietto e popolare.” Ma chi è e cosa vuole questo signor Corbyn? Il deputato 67enne Jeremy Corbyn si presenta come l’erede di Ken Livingston e Tony Benn, uomini della sinistra socialista britannica. Le sue proposte: fine dell’austerity, più tasse ai ricchi, più corporation tax, protezione dello stato sociale, giro di vite contro l’evasione fiscale, opere pubbliche finanziate dalla Banca d’Inghilterra, istruzione pubblica, una diversa politica estera, spaventano l’establishment centrista del Labour. Lui stesso, intervistato, afferma che: “dopo anni di austerità incredibile e ingiustificata che ha fatto soffrire, che ha emarginato ancora di più, ora la gente chiede rispetto per i propri diritti. Il Labour ha perso perché non ha saputo dire di no a queste politiche che penalizzano i più svantaggiati…l’obiettivo deve essere non favorire il maggior arricchimento di chi è già ricco ma rendere più sostenibile la vita dei cittadini”. Corbyn afferma di voler regolare leggi che permettono alle grandi imprese di spostare sedi legali all’estero, auspica l’aumento del salario orario e la creazione di una banca nazionale d’investimento. Propone di ridurre il prezzo del trasporto pubblico e sostiene la proprietà pubblica di settori come l’energia e il gas. In politica estera poi afferma che, con la caduta del muro di Berlino e la fine del patto di Varsavia si doveva sciogliere la NATO. Proprio tutto sbagliato? Le stesse domande se le stanno facendo gli elettori di Sanders in USA, di Siryza in Grecia e di Podemos in Spagna. “Il Manifesto” del 15 agosto lo presenta come il “socialista che rischia di prendersi il Labou. Paolo Boroni afferma che sono “idee utili per una riforma sensibile del capitalismo” ma, soprattutto, per rivedere parte essenziale della cultura politica del Labour. Le elezioni distano 5 anni e il Labour potrebbe utilizzarli per rimettere in discussione la centralità di alcuni servizi pubblici e infrastrutturali la cui privatizzazione è stata chiaramente un insuccesso. Per Boroni poi il fenomeno Corbyn oltre a sfatare le ideologie del centrismo laburista conferma quanto sia ancora importante nel Labour l’identità del lavoro. Per la sinistra europea questo legame fra sindacato di progresso e partiti di sinistra potrebbe essere ancora utilissimo per tornare a rappresentare meglio i bisogni della società post-industriale.
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