nella Città Metropolitana Milanese

La prova del budino

Ieri sera, primo consiglio comunale della giunta Casati-Dimaio. Gli interessati possono rivederlo cliccando sul sito del comune di Paderno Dugnano. Tutto come da copione.

Sala consiliare stracolma, presiede il consigliere anziano Nunzio Papaleo neo leghista ed ex forzista. Il sindaco in una breve introduzione riassume i punti del programma della coalizione che lo ha fatto vincere. Poi, a seguire, tutti i capigruppo a cominciare da Gianluca Bogani che in una lettura del risultato elettorale tutta “pro-domo sua” non rinuncia ad una polemica con i “capricci di un ottantenne” che ha preteso la poltrona di vicesindaco. Seguono interruzioni e qualche parola di troppo. Annuncia infine una Lega compatto e una opposizione dura. La lega c’è. Col suo 28% è il primo partito di Paderno Dugnano.

Boffi invece, di Paderno Cresce, nel chiedere continuità ai suoi progetti sociali annuncia una opposizione costruttiva. Divisi già al primo Consiglio come si vedrà poi nel momento del voto sul presidente del Consiglio. 

Da segnalare il buon intervento del consigliere di Persone al Centro e quello del capogruppo di Insieme per Cambiare Walter Tiano che scommette su questa maggioranza “per portare avanti le proprie battaglie” di opposizione, per realizzare i punti programmatici sottoscritti, per valorizzare la partecipazione dei cittadini. Insomma per “cambiare paradigma”. Per la lotta ai cambiamenti climatici, per il commercio di vicinato, per una politica dal consumo di suolo zero.

Poi si passa al voto per la presidenza del Consiglio. La candidata della maggioranza Simona Arosio ottiene 15 voti e quindi bisogna rinviare al successivo Consiglio. L’opposizione si divide. Ghioni su Arosio si astiene mentre la Lega vota Papaleo. Infine il sindaco annuncia le deleghe, come già preannunciate ma al momento di citare le deleghe Di Dimaio si dimentica di annunciare che è anche “vicesindaco”: un lapsus?

Riassumendo: c’è un nuovo sindaco, c’è una nuova giunta comunale (non tutta nuova) e crediamo che ci siano persone valide e capaci al governo della città e in Consiglio Comunale. La “coalizione Casati” ha vinto le elezioni comunali di Paderno Dugnano, dopo 10 anni di governo del centrodestra, e questo è un bene assoluto.

Non staremo a guardare, come un farmacista, dentro la composita coalizione che ha vinto. Non è un segreto che non tutto ci piace. E che pezzi del vecchio si sono aggrappati a pezzi del nuovo. Oggi guardiamo avanti e al futuro della città.

E’ indiscutibile che ci sono le premesse per “tornare in città” con orgoglio e soddisfazione. Il lavoro fatto, in questi anni, non è stato inutile. La lista “Sinistra per Paderno Dugnano- che ho appoggiato- ha dato un piccolissimo contributo a questa vittoria (2,68% pari a 623 voti).

Abbiamo però contribuito a rafforzare la “Coalizione Giuranna” che è risultata la terza forza del paese, dopo Lega e PD, e a consolidare l’immagine di una compagine unita e non divisa. L’effetto moltiplicatore di questo fatto politico si è visto al secondo turno. Per questo non abbiamo avanzato né perplessità né riserve. E’ stato quindi un contributo determinante per arrivare al 50,95%.

Ora spalanchiamo porte e finestre del Municipio e facciamone uscire le azioni e le informazioni utili alla vita dei cittadini e facciamo entrare la partecipazione, utile all’amministrazione. Basta scelte opache, fatte in solitaria e non discusse con la città.

Vedremo, strada facendo, se prevarranno logiche e scelte di innovazione e cambiamento a favore delle classi più bisognose oppure il tranquillo tran-tran dell’amministrare. Alcune idee e proposte sono state avanzate, nei programmi elettorali e ribadite ieri sera in Consiglio Comunale, e sono all’attenzione della giunta. Ne ricordiamo alcune:

1.Ridurre l’addizionale regionale Irpef, per lavoratori e pensionati, nel primo bilancio che sarà presentato nel dicembre 2019;

2.Fare subito una Variante anticipata del Piano delle Regole sugli indici volumetrici, in riduzione. Si abbassino le previsione edificatorie in modo consistente;

3.Bloccare e ritirare il piano RE3: rescissione, autotutela od altro atto amministrativo necessario;

4.Stop all’ampliamento del Carrefour;

5. Revisione di tutti i piani in itinere per fermare possibili scempi urbanistici in corso. Rispetto dei centri storici (non si abbattono palazzi ottocenteschi per finte piazze della Chiesa) e  un piano generale per la città pubblica nelle aree dismesse.

Cominciamo con il piede giusto. La prova del budino la faremo strada facendo.

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