nella Città Metropolitana Milanese

Per la Casa della salute di Paderno Dugnano

Di Ottorino Pagani:

“Continua l’ottimo lavoro della CGIL sul tema dei presidi territoriali del Sistema Sanitario in Lombardia; di seguito una riflessione su : “La centralità dei consultori per i nuovi bisogni emergenti” riportata su SPI WEEKLY – La newsletter dello Spi Cgil Lombardia di febbraio 2020.

La scorsa settimana si è svolta un’assemblea importante presso la sede nazionale della CGIL. Il tema affrontato è stato quello del ruolo dei consultori in un’ottica di rilancio del ruolo. Ieri ma ancor più oggi, in un sistema socio-sanitario e culturale in profondo cambiamento, il Consultorio deve essere rilanciato e non abbandonato. Istituiti in Italia nel 1975, prima ancora della grande riforma del Sistema Sanitario Nazionale del 1978, i Consultori possono essere definiti i primi esempi concreti di integrazione sanitaria e socio-sanitaria perché collocati nel territorio in risposta ai bisogni delle persone.

Stiamo, invece, assistendo ad una loro pesante riduzione, determinata dalla costante riduzione dei finanziamenti pubblici al Sistema Sanitario Nazionale e alla funzione sempre più sostitutiva del privato nei confronti del pubblico con il proliferare di strutture private. La legge 34/96 prevede lesistenza di un consultorio ogni 20.000 abitanti, mentre il realtà il rapporto oggi è di uno ogni 35.000, con profonde differenze a livello regionale.

In Lombardia la situazione è tra le peggiori: a fronte di una popolazione di circa 10 milioni di abitanti, sono presenti soltanto 223 consultori (pubblici e privati). Il rapporto è quindi di un consultorio ogni 45.114 abitanti e se consideriamo solo i 132 consultori pubblici, il rapporto diventa uno ogni 76.216. Allinterno della Lombardia non abbiamo una condizione omogenea: solo la provincia di Mantova, con un rapporto di un consultorio ogni 25.788 abitanti, si avvicina alle previsioni di legge; sette province hanno un rapporto che oscilla tra un consultorio ogni 30 o 40.000 abitanti, tre province hanno un rapporto oscillante tra 40 e 50.000 abitanti, mentre la provincia di Cremona ha un rapporto uno ogni 51.241 abitanti.

Oltre al numero dei consultori, altri dati confermano lassoluta inadeguatezza del servizio svolto in Lombardia: il numero degli utenti dei consultori ogni 100 residenti è solo del 2,6%, contro una media nazionale del 5%, mentre il numero delle prestazioni offerte per 100 residenti del bacino di utenza è di 7,4 prestazioni contro la media nazionale di 15,5. C’è la necessità di restituire ai Consultori il loro ruolo centrale di presidio della salute pubblica che garantisca lassistenza necessaria per tutto il percorso della vita. E’ necessario aprire una discussione con Governo, Regioni e Comuni rivendicando:

– il raggiungimento dello standard di un consultorio ogni 20 mila abitanti così come previsto dalla legge

– piena applicazione dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) per quanto attiene l’assistenza sociosanitaria ai minori, alle donne, alle coppie e alle famiglie

– definizione dei corrispondenti LEP (Livelli Essenziali di Prestazioni)

– la piena esigibilità della legge 194, in particolare per quanto riguarda laccessibilità e la gratuità dei servizi e il problema dellobiezione di coscienza.

Il rilancio dei Consultori parte anche dal prevedere al suo interno azioni e servizi per fronteggiare nuovi bisogni emergenti come, ad esempio, la presenza di mediatori culturali, il rafforzamento della prevenzione attraverso progetti di educazione sessuale ed alle differenze di genere, attività specifiche rivolte agli anziani e alle problematiche legate allinvecchiamento della popolazione, la prevenzione verso la violenza di genere e laccoglienza delle donne che ne sono vittime. Come donne dello SPI, da sempre impegnate su queste tematiche, non possiamo che condividere liniziativa promossa dalla CGIL e proseguire il presidio e limpegno su queste tematiche.”