nella Città Metropolitana Milanese

Riders & Gig economy.

Articolo di Ottorino Pagani:

“Anche l’Ispettorato del Lavoro ha respinto il ricorso di Glovo, Deliveroo, JustEat e UberEats contro la maxi multa di 733 milioni di euro scattata poche settimane fa dopo le indagini della Procura di Milano. Gli ispettori, contrariamente a quanto sostenuto dalle aziende, confermano che “i riders non sono lavoratori autonomi, ma etero-diretti, seppure senza vincolo di esclusiva, e l’organizzazione della loro attività è imposta dalla società. Il rispetto di determinati standard e le penalizzazioni o i riscontri premiali rappresentano una limitazione della libertà di effettuazione della prestazione”. L’evoluzione di questa situazione induce alcune considerazioni:

  • il business del cibo a domicilio è in forte crescita; solo per i cibi a domicilio: sono 16.000 i ristoranti in Italia che esercitano questo servizio, per un giro di affari che supera i 750 milioni di euro. In UE la percentuale di chi acquista cibo on line è passata dal 11% nel 2007 al 24% nel 2017. E con la pandemia, nel 2020, i ricavi sono ulteriormente aumentati in tutta Europa.
  • il crollo in borsa di Deliveroo (Borsa di Londra, 30 marzo 2021), una delle “piattaforme” leader per la consegna del cibo a domicilio sconta in borsa le debolezze strutturali di questo mercato: l’avvicinarsi della fine della pandemia, che nel 2020 ha gonfiato i ricavi per le consegne a domicilio, accrescerà la concorrenza nel settore, mentre la fine dello sfruttamento dei rider selezionerà le aziende che sopravviveranno; inoltre l’azienda, nel 2020, ha perso 262 milioni nonostante i ricavi saliti del 54%, in linea con i concorrenti.
  • con la fine della “libertà di sfruttamento” dei rider, l’avvenire di Deliveroo e soci si fa più incerto e si ripropone il tema di fondo: “questo modello di business può non sopravvivere ai diritti dei lavoratori”. Considerando il valore economico di questa filiera per i principali beneficiari di questi ricavi, i ristoratori, potrebbe essere il momento giusto per rivedere alcuni aspetti importanti del loro modello di business: il prezzo dei prodotti, le catene di approvvigionamento e il ruolo concreto del ristorante nel territorio. Capitalizzando l’esperienza del periodo della pandemia, le consegne a domicilio e il take-away hanno portato alla richiesta, oltre che del servizio logistico, di una integrazione e di un arricchimento dell’offerta: dai piatti finiti ai semilavorati, dagli antipasti al dolciario.
  • Per questo serviranno nuovi prodotti, nuovi processi e nuove modalità di conservazione del cibo nelle varie fasi della filiera; e servirà soprattutto personale qualificato e fidelizzato che sappia far fronte alle nuove esigenze. Tutto questo dovrebbe permettere una distribuzione equa dei guadagni anche con l’ultima ruota del carro: la logistica di consegna a domicilio, rispettando i diritti dei lavoratori coinvolti, indipendentemente dalle “piattaforme multinazionali” della gig economy.
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