nella Città Metropolitana Milanese

Sindaci: “three is megli che uan”. Una riflessione sulla rappresentanza

Ricevo, da Ottorino Pagani, una riflessione provocazione sul tema attuale della rappresentanza. La riporto integralmente perché parte da una storia, quella di Paderno Dugnano, che dovremmo conoscere: Ho riletto recentemente il libro prodotto alcuni anni fa dal Comune di Paderno Dugnano : “ Anno Domini 1721 : Catasto teresiano e Ducato di Milano a Paderno Dugnano “ di G. Guatelli . Il libro è un efficace fotografia del Feudo di Desio  a cui appartenevano i comuni di Paderno – Dugnano – Incirano – Cassina Amata e Palazzolo : fotografia realizzata dal’ autore sulla scorta del’ analisi dei documenti storici connessi alle mappe Catastali : “ Già nel 1718 Carlo VI D’ Asburgo  aveva ordinato l’ inizio dei lavori per la creazione di un vero e proprio catasto riguardante il territorio dei Comuni appartenenti al Ducato di Milano, al fine di distribuire più equamente l’ imposta sui terreni. I lavori furono però portati a termine solo sotto il regno della figlia Maria Teresa d’ Austria che successe al padre nel 1740 “. Nel 1680 anche i nostri Comuni venivano infeudati , precisamente : Paderno : 765 abitanti : Feudatario Conte Filippo Antonio Calderara; Palazzolo : 688 abitanti  : Feudatario Marchese Bartolomeo Calderara; Dugnano : 591 abitanti  : Feudatario Don Fabio  Dugnani; Incirano : 153 abitanti : Feudatario Marchese Bartolomeo Calderara; Cassina Amata : 173 abitanti : Feudatario Conte Giovanni Alberto Imbonati. Le loro amministrazioni Comunali erano organizzate nel seguente modo : “ Sia sotto il domino spagnolo che sotto quello austriaco i Comuni erano retti da un console , da 3 sindaci , da da 3 sopra eletti e da un cancelliere. Detti amministratori venivano eletti dal’ assemblea dei capifamiglia e duravano in carica un anno con possibilità di riconferma dopo aver reso i conti del loro esercizio. Le loro prestazioni erano retribuite. Per essere eletti dovevano avere fama di persone onorate, di buona volontà e capacità. Il “ Console “ era il vero capo del Comune ; a lui era attribuito il compito di fare osservare le leggi ed i decreti e dipendeva dal Pretore o Podestà che risiedeva a Desio, capoluogo della Pieve. ………….. I “ Sindaci “ erano 3 : uno per i nobili, che in generale prestava gratuitamente la sua opera ; uno per i poveri o nullatenenti e un terzo per la classe intermedia. Pertanto l’ attributo di sindaco non aveva il significato attuale; al tempo in cui trattiamo , per sindaco si intendeva il rappresentante che , a nome dei concittadini, firmava gli atti pubblici che riguardavano gli interessi della borgata . ……. I “ sopra eletti “ , il cui numero era pari a quello dei sindaci, erano generalmente dei nobili o maggiori possidenti del borgo. Sorvegliavano l’ operato dei sindaci ed era necessario il loro consenso per le spese superiori ad un determinato importo, pressapoco come avviene oggi tra Giunta e Consiglio …. Il Cancelliere disimpegnava gli uffici attualmente assegnati al Segretario Comunale. Era molto probabile che il municipio avesse sede in un locale sito nella sua abitazione……. I salari annuali degli impiegati comunali erano i seguenti : Per il Cancelliere : lire 130. Per il Console : lire 50. Per il campanaro : lire 36. Per il Sindaco dei mezzani : lire 20 . Per il Sindaco dei poveri : lire 20. Per il Pretore ( quota spettante al Comune di Desio ) : lire 11,50. Per il Seppellitore : lire 6. Totale : lire 273,50 Il Sindaco dei nobili non è compreso fra i salariati perché prestava gratuitamente la sua opera. Per avere un idea del potere d’ acquisto della lira corrente in quel periodo di tempo, un bue costava 181 lire, una brenta di vino 3 lire , un quintale di grano 14 lire. Poiché il Comune e di Desio per i prestiti contratti durante il 1600 e ammontanti a 55.275  lire doveva sborsare la somma annua di 2339 lire, ne deriva che la spesa annua che doveva sostenere per pagare i dipendenti comunali, pari a 273,50 lire , equivaleva a stipendi da fame. Non c’era possibilità di finanziare alcuna opera pubblica e molti erano costretti a emigrare in altri paesi per sopravvivere …. i Comuni furono costretti a ricorrere a prestiti per far fronte ad impegni improrogabili e ad effettuare spesso esazioni straordinarie , per improvvise imposizioni della Regia Ducale Camera , richieste dal mantenimento e dal passaggio dei soldati. In modo particolare erano colpiti quei Comuni che , come i nostri , trovandosi su una delle pochissime strade carrozzabili allora esistenti , avevano frequentemente l’ onore , non certo ambito, di ospitare soldati appartenenti a reggimenti prima spagnoli e successivamente austriaci. …soldati e e ufficiali di stanza nel borgo erano alloggiati dì imperio presso famiglie del posto  … la Comunità doveva altresì sostenere le spese per il trasferimento dei loro bagagli , procurando carri e buoi , che molte volte era costretta d acquistare appositamente , perché quelli di cui disponeva erano appena sufficienti per la lavorazione dei campi, unico mezzo per scongiurare la fame . ….” Due riflessioni : 1.Con tutte le dovute contestualizzazioni e distinguo , ma non è meglio avere anche ai giorni nostri 3 Sindaci ? che hanno il dovere di rappresentare , senza paraventi istituzionali e intermediazioni ipocrite,  la stratificazione della Comunità ? Non è che ne guadagnerebbe anche la partecipazione e la discussione sugli “ interessi della borgata “ ? 2.Siccome il Ducato di Milano sta rinascendo , vedi la Città Metropolitana  dove al posto degli spagnoli e degli austriaci abbiamo il partito A e il partito B ( che i Cittadini non hanno scelto , come nel caso della Casa d’Austria o della Casa Spagnola …) , non è che ci ritroveremo a nostra insaputa nella situazione debitoria della Pieve di Desio ? e ci ritroveremo nella “ impossibilità di finanziare alcuna opera pubblica e molti saranno costretti a emigrare in altri paesi per sopravvivere ….” ? I nostri giovani lo stanno già facendo ….

Una risposta a Sindaci: “three is megli che uan”. Una riflessione sulla rappresentanza

  • Visto che si parla del catasto teresiano un paio di note.
    Il catasto è stata una riforma straordinaria che ha battuto la mafia nelle nostre zone e rilanciato l’economia.
    Determinare chiaramente, guardacaso con tecnici provenienti da altre zone quindi indipendenti, i terreni ha permesso di impedire che notabili locali facessero loro la legge cambiando i confini a loro comodo.
    Confrontiamo questo con il servizio reso dalla magistratura italiana alle aziende che devono avere pagamenti, recuperare beni rubati etc…
    Successivamente al catasto è stato possibile intervenire sulla vastità dei beni ecclesiastici. Altro che IMU non pagato da alberghi fatti passare per ricoveri per il clero.
    L’impero asburgico è un argomento sottovalutato, ricordo che finiva anche per irresponsabilità delle altre nazioni, circa 100 anni fa. E che tra i frutti della stura data ai nazionalismi che cercava di far convivere (mi sembra di parlare dell’UE in sfaldamento di oggi) fu l’emigrazione in Germania dell’ex fedele suddito degli Asburgo Adolf Hitler.