nella Città Metropolitana Milanese

“Sinistra per Paderno” aderisce alla manifestazione di Milano

La Lista Sinistra per Paderno Dugnano aderisce alla piattaforma del Coordinamento lombardo per il diritto alla salute che stamattina manifesta a Milano per una sanità pubblica e per cambiare la l.r.23 (riforma Maroni) che ha stravolto la sanità pubblica, impoverito la sanità territoriale e favorito il privato. Di seguito la piattaforma a cui hanno aderito centinaia di associazioni e realtà lombarde.

“Proposte per una piattaforma alternativa alla politica sanitaria del centrodestra in Lombardia

1. Una nuova legge sanitaria regionale deve garantire il fondamentale diritto alla salute previsto dall’art.32 della Costituzione e collocarsi nel quadro dei principi contenuti negli articoli 1 e 2 della legge 833/78 che ha istituito il Servizio Sanitario Nazionale.

2. In primo luogo ciò richiede un forte governo pubblico del servizio sanitario   regionale, tanto più necessario in Lombardia, vista la presenza massiccia del settore privato, che intercetta il 35% dei finanziamenti regionali per le attività ospedaliere e oltre il 40% per la specialistica ambulatoriale.

3. È necessario partire da una programmazione socio-sanitaria a livello regionale e territoriale, con la definizione di obiettivi in relazione all’analisi dei bisogni di salute sulla base dei dati epidemiologici e delle determinanti sociali di salute, che si traduca in un Piano Socio-Sanitario Regionale (PSSR) vincolante anche per la ripartizione delle risorse finanziarie tra i territori.

4. L’accreditamento e l’autorizzazione delle strutture pubbliche e private devono essere rilasciati in base a criteri legati ai fabbisogni di assistenza definiti dalla programmazione socio-sanitaria.

5. Le ATS vanno abolite e la funzione diretta della contrattualizzazione e del controllo va affidata a un’Agenzia centrale regionale o allo stesso Assessorato opportunamente potenziato.

6. La programmazione a livello locale va attuata dalle ASST (o dalle unità sanitarie locali) nel quadro del Piano Regionale attraverso il Piano Socio- Sanitario Territoriale, elaborato col parere vincolante dei comuni prevedendo forme di partecipazione dei cittadini.

7. Autorizzazione, accreditamento e relativi accordi contrattuali degli erogatori privati con un ambito di attività a livello regionale o extraregionale vanno gestiti centralmente dalla Regione, mentre le ASST (o unità sanitarie locali) dovranno stipulare i contratti con quelli ad attività locale nel proprio territorio.

8. In considerazione dell’elevata disponibilità sul territorio regionale di erogatori privati accreditati, gli accreditamenti di nuove strutture vanno sospesi per un periodo minimo di due anni, rivalutando le eventuali necessità di nuovi accreditamenti in relazione all’evoluzione della programmazione sociosanitaria regionale.

9. La contrattazione va fatta con le strutture erogatrici territoriali nell’ambito della programmazione territoriale, non con i gruppi che ne sono proprietari.

10.I rapporti contrattuali tra Servizio Sanitario Regionale e gli erogatori vanno regolati da contratti di fornitura delle prestazioni concordate sugli obiettivi della Programmazione, con dettagli predittivi di risultati da verificare annualmente rispetto agli obiettivi. I contratti potranno essere sospesi per inadempienze, fatturazioni improprie e reati accertati dalla magistratura.

11.I Privati devono rendere pubbliche le liste d’attesa per ricoveri e prestazioni, garantendo contrattualmente gli stessi tempi di attesa per gli assistiti del Servizio Sanitario Nazionale come per tutti gli altri paganti in proprio o coperti da tutele assicurative.

12.Le ASST devono coordinare i servizi pubblici e privati in un bacino di utenza omogeneo, corrispondente al massimo al territorio di una provincia, comprendente uno o più municipi o comuni e gestire in modo unitario le cure primarie e specialistiche, la prevenzione, i servizi socio-sanitari e riabilitativi, promuovendo l’accesso alle cure con interventi atti a superare le differenze determinate da fattori economici e sociali.

13.Gli Enti Gestori di più di due presìdi, strutture ambulatoriali o unità d’offerta socio-sanitarie in rapporto contrattuale con la Regione, devono fornire periodicamente informazioni sulle dotazioni organiche e pubblicare bilanci e prospetti dei conti, in analogia agli enti pubblici, distinti dai costi e dalle entrate provenienti da attività extracontrattuali. Ogni cambiamento della
ragione sociale, cessione della proprietà o cambio di gestione dovrà essere comunicato per un riesame dell’accreditamento e del rapporto contrattuale.

14.I Servizi Pubblici delle ASST vanno organizzati in Distretti, Dipartimenti e Presìdi Ospedalieri, con attenzione all’integrazione socio-sanitaria, garantita in collaborazione coi Comuni. Il bacino di utenza delle ASST deve essere diviso in
Distretti che servano una popolazione variabile tra 50 e 100.000 abitanti. In ogni distretto dovranno essere disponibili almeno una Casa della salute (o della Comunità) e un Ospedale di Comunità, entrambi a gestione pubblica.

15.I Medici di Medicina Generale e i Pediatri di Libera Scelta vanno incentivati alla medicina di gruppo, con la formazione nell’ambito delle Case della Salute (o della Comunità) delle Unità Complesse di Cure Primarie, a cui vanno ricondotte le cure integrate delle patologie croniche, con la contestuale abolizione della delibera X/6164 del 30.1.2017 e di quelle successive che ne hanno disciplinato l’attuazione.

16.I Presìdi ospedalieri pubblici devono afferire alle ASST con autonomia finanziaria e gestionale nell’ambito della programmazione regionale e locale. I Presìdi ospedalieri privati devono essere coordinati dalle ASST nel cui bacino di utenza si trovano, secondo gli accordi contrattuali definiti in base alla programmazione territoriale. A livello regionale gli ospedali devono essere organizzati nella rete regionale ospedaliera la cui programmazione è dettata dal Piano ospedaliero periodicamente rivisto.

17.L’integrazione dei percorsi di cura e la continuità ospedale-territorio è una priorità dell’ASST e va favorita con l’attivazione delle strutture intermedie come gli Ospedali di Comunità, il coordinamento tra ospedali e cure primarie tramite il Distretto, la digitalizzazione, la telemedicina e la condivisione tra servizi del fascicolo elettronico unico.

18.Vanno rese concrete le normative in vigore per la gestione delle liste d’attesa, in particolare legando gli obiettivi dei direttori generali e dei responsabili unici delle liste d’attesa alla massima trasparenza e contenimento dei tempi d’attesa previsti, arrivando al blocco della libera professione intramuraria nei casi di superamento dei limiti previsti.

19.La libera professione intramuraria non va effettuata nelle strutture distrettuali e la libera professione allargata al di fuori della struttura pubblica va abolita.

20.Vista l’emergenza COVID che ha bloccato interventi di elezione, visite e controlli, anche urgenti, va predisposto un piano straordinario di recupero fino al raggiungimento di tempi d’attesa previsti dai LEA.

21.La gestione della Residenze Sanitarie Assistenziali e delle Residenze per Disabili, in gran parte private, nelle quali sono accolti malati cronici non autosufficienti i cui costi per il 60% risultano a carico della persona o del comune di residenza, vanno ricondotte all’interno del Servizio Sanitario Regionale, che deve sostenerne i costi.

22.Ritirare le richieste di autonomia differenziata.

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